venerdì 13 ottobre 2017

Rock the Casbah



Il rock ha dato un senso a quelle mie giornate da borgata sempre uguali, e a tutti quei volti annoiati, senza speranza, senza un futuro, che erano i miei amici. Ragazzi che sono finiti per lo più a fare il muratore, il fruttivendolo, o a rubare steri nelle macchine. Certo se riuscivi ad avere la raccomandazione potevi anche ambire ad entrare alle poste, nelle ferrovie, o nelle forze dell'ordine. Comunque ti andavano le cose, eri destinato a una vita qualunque, senza grandi sussulti, senza sali e scendi pirotecnici, senza sbavature. Solo un ombra nel mondo. Quando arrivò il punk riportando finalmente, nuovamente, il rock nella strada, fu una cosa entusiasmante. C'inebriammo i sensi, e quei giorni grigi e bagnati, divennero giorni di speranza. Un nugolo di diseredati, disperati, falliti, si attaccò a quelle quattro note per cercare di sopravvivere, per cercare di uscire da quella fogna in cui vivevamo. Molti però non c'è l'hanno fatta, l'eroina li ha stramazzati al suolo. Altri hanno ceduto sotto i colpi pesanti che la vita ci riserva, e si sono suicidati. Ragazzi selvaggi con grandi e troppi sogni sotto il cappello, sempre affannati a correre dietro a nodi duri e invalicabili. Forse serviva un po’ di dolcezza, di tenerezza per resistere. Chissà. Mi mancano quei ragazzi, certo che mi mancano. Adesso però quel rock del mondo di sotto, mi sembra roba da loft, da miliardari annoiati, da borghesi piccoli piccoli, da contorsionisti delle parole, da gente che non sa che fare e allora parla di musica, come parlerebbe di un libro di Concita De Gregorio, di Gramellini, di Renzi, del Rosatellum. Cose senza senso, per me. Lo so sto diventando stronzo e noioso, allora me ne resto qui da solo ad ascoltare: Non Fate Prigionieri di Lou Reed, e faccio finta che il rock ha ancora gli occhi arrossati, e un’espressione assonnata. Che non ha smesso di fumare, non mangia bio, ed è antipatico e scontroso. Duro e rivoluzionario.


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