mercoledì 2 ottobre 2013

Tornando A Casa



            La corriera mi lasciò nel tratto in cui la strada che  portava a casa conservava ancora tutta la tristezza di quelle strade fuori città. Una strada sbieca, piena di buche ed erbacce che sembrava uscita da un blues di Robert Johnson. Il semaforo sospeso del crocevia ondeggiava paurosamente nel vento e sopra la mia testa, così mi affrettai ad attraversare l’incrocio deserto prendendo a camminare verso il sobborgo. Molte cose erano andate in fumo, rimuginai, ed ero precipitato in fondo a tutto quello che mi era capitato. Avevo scontato la mia pena trascorrendo otto anni sequestrato in una gabbia ed era naturale che mi sentissi disorientato ritornando dove tutto era iniziato. Fosse solo anche per piangere.  

Da qualche parte i tuoi amici comunicano tramite i loro stessi ricordi. NY). La prima volta che ascoltai “Like a Rolling Stone ”Sentii la magia e la portai a casa La rigirai e la feci mia Ma non fu mai così bello come la prima volta La poesia fuoriusciva dalla sua lingua Come Hank Williams che mastica una gomma Chiedendomi “Come ci si sente. (Twisted Road - Neil Young). 



            Non è necessario picchiarci!”, gli gridai, “non abbiamo alcuna ragione per batterci”. Ma lui con un balzo felino in avanti mi piombò addosso e mi colpì con un gancio sinistro. Mentre perdevo l’equilibrio riuscii a mollargli un calcione che lo centrò in pieno petto. Traballò e cademmo insieme a terra. Quel giorno fui molto più lesto di lui nel rialzarmi e bloccarlo, tenendogli un ginocchio sul torace che quasi lo soffocavo. Evil batté la mano sul selciato due volte per dirmi che si arrendeva, e fu solo allora che abbandonai la presa. Era diventato paonazzo e ci volle qualche minuto per riprendersi. Dopo mi guardò e sorridendomi mi disse “adesso possiamo essere anche amici”.



            “La polizia ti vuole parlare”, mi informò Badit, venendo a prendermi nella casa abbandonata dove solitamente giocavamo a poker.“Non mi sto mica nascondendo”, gli replicai, “non ho nulla da temere”. Ma ancora non sapevo cosa stesse avvenendo. Salimmo sulla sua macchina e ci dirigemmo al comando. Durante il tragitto mi raccontò che Evil era stato fermato in un posto di blocco mentre tornava da lavoro e che nel bagagliaio dell’auto era stato ritrovato un borsone pieno di roba. La cosa non mi tornava per niente. Non era il tipo da fare certe cose. E poi, perché rischiare cosi tanto? Ci doveva essere dell’altro, pensai, gettando la sigaretta dal finestrino dell’auto. Quando stavamo per arrivare fu per caso che vidi Mario sulla macchina posteggiato qualche isolato prima.

Su alcune strade ho volato Su alcune strade mi sono schiantato Su alcune strade ho dormito Su alcune strade sono tornato Su alcune strade ho corso Su alcune strade mi sono fermato Giù per alcune strade ho camminato Su alcune strade mi sono perso (Loose Change - Neil Young). 



            Mario aveva perso i genitori in un incidente stradale quando aveva solo sei anni. Sua sorella Iolanda, che allora era già maggiorenne e lavorava presso l’unica fabbrica che c’era in quella zona, accettò di crescerlo. Ripeteva che non se la sentiva di affidarlo ai servizi sociali o di farlo rinchiudere in qualche istituto. I suoi genitori, che la guardavano dal cielo, l’avrebbero aiutata, pensava. Abitavamo nello stesso stabile e mia madre, che era stata amica della sua, durante le ore in cui Iolanda era impegnata con il lavoro, si prestava ad accudire quel bambino come fosse un figlio suo. Me lo trovavo sempre per casa, ma non avendo alcuna affinità tra noi finivamo sempre per darcele di santa ragione. Diffidavo di lui, aveva scatti di rabbia incontrollabile e alla minima provocazione combinava un putiferio. Le persone attribuivano quel suo modo di fare al trauma che aveva subito. Ma, per come la vedevo, sarebbe stato in quel modo anche senza quel tragico evento. Una vera testa di cazzo, rancoroso e malvagio, che sapeva camuffarsi ad arte ed era capace di qualunque azione pur di ottenere ciò che desiderava. Anche se percepivo che in qualche modo di me aveva timore. 

Passeggiando con il Diavolo su una strada tortuosa ascoltando i Dead alla radio quella musica d'altri tempi mi leniva l'anima Se mai arriverò a casa mi darò alla pazza gioia Mi darò alla pazza gioia (Twisted Road - Neil Young).



            Si sa che sistemare certe cose è sempre difficile e costa sempre molto caro. Quando ci si trova immischiati con la polizia non sai mai come andrà a finire. E siccome la verità delle cose non la conosce nessuno, avevo imparato a sospettare della luce e persino della notte. Quando entrai nell’ufficio dell’ispettore mi bastò guardare Evil dritto negli occhi per leggervi la più cupa delle disperazioni. “Il suo amico”, mi grugnii a muso duro il poliziotto, “afferma che ieri la macchina c’è l’ha avuta lei tutto il giorno. “Sono sicuro che avrà argomenti per spiegarmi cosa ci faceva quel borsone nell’auto”. continuò il piedipiatti, “dato che sempre il suo amico afferma di non saperne nulla” e lo affermò con un sorrisino che non faceva presagire niente di buono. Quel tizio non stava cercando la verità, ma solo qualcuno che lo salvasse da essa. Avevo varcato la soglia del comando di polizia, credendo di sapere come erano andate le cose. E per Evil era messa davvero male. Guardai lo zelante servitore dello stato e dissi che avrei rilasciato una confessione davanti al mio avvocato. Il Vites fu rintracciato da Blackswan, un nostro amico, verso le sei del pomeriggio in un bar del centro. Giusto il tempo di farsi una doccia gelata per mandare via qualche linea di sbornia e con quella faccia di tenebre e nebbia che si ritrovava sbucò in ufficio. Era vestito con un jeans nero e una giacca grigio scuro di due taglie più grandi e sfoggiava una maglietta con impressa la faccia di Bob Dylan.

Ti prendono a sassate quando cerchi di andare a casa Ti prendono a sassate quando te ne stai tutto solo Ma io non voglio sentirmi così solo Dovremmo esser tutti presi a sassate (Rainy Day Women N.12&35 - Bob Dylan).

 Evil era l’unico del nostro gruppo ad avere studiato. Dopo la laurea era stato subito assunto da un’importante società di telecomunicazioni con una mansione di assoluto rilievo. Nonostante ciò, aveva continuato a vivere nel quartiere. Mio padre, che era un netturbino, l’appartamentino dove abitavo lo comprò grazie al suo interessamento. Evil lo fece accedere ad un mutuo bancario garantendo il credito con la sua firma e la sua busta paga. E quando, qualche anno dopo, papà morì per un infarto fulminante, fu lui a saldare tutte le rate del mutuo senza chiedermi mai nulla indietro. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, gli dovevo un favore. Non c’era dubbio che dei due ero io quello che aveva meno da perdere. Durante il processo il Vites fu davvero abile a battersi in quel covo di corrotti e massoni che sono qualche volta i giudici e avvocati. Riuscì a farmi ridurre la condanna a otto anni anziché i dodici richiesti dal pubblico ministero, un uomo spocchioso e pieno di sè, uno che non ti guardava mai dritto negli occhi. In seguito mi fu comunicato che tutte le spese processuali e l’onorario dell’avvocato erano stati pagati da un anonimo.  

Non serve a nulla scappare E non c’è più tempo per restare Ora mi accorgo che sono così confuso Non c’è più tempo e so che mi sto perdendo (Burned - Neil Young).




            Sparpagliando i ricordi, mi chiesi che cosa restava di quel gruppo di sognatori. Che erano i miei amici d’infanzia. Dov’erano finiti Elle, Nella, Francesco, Gianni, Lucien, Viktor, Giacinta e tutti gli altri? Ma anche quella gente di cui avevo dimenticato i nomi, i sorrisi, le cortesie. I ricordi, se li lasci andare per troppo tempo e non li rigiri, si trasformano e se ne vanno in malora e possono diventare disgustosi trasudando egoismi, superbie, falsità. Si imputridiscono come le cose e le persone e si spengono per sempre. Mia madre era morta al mio quarto anno di carcere ed era l’unica a sapere della mia innocenza. Ma non per questo ero contento, in qualche modo mi sentivo colpevole ugualmente. Sapevo anche che avevo lasciato che tutto andasse avanti fino a sfracellarsi nella notte. 



            La strada era silenziosa e piena di ombre. Un cane nel cortiletto di una casa mi abbaiò ferocemente. Non si vedeva neanche una macchina e gli spacciatori sembravano svaniti nel nulla. Camminavo e potevo sentire i televisori accesi nelle case e le radio che trasmettevano musica, insieme alle risate della gente e alle loro bestemmie. Svoltai l’angolo e lo vidi lì davanti, sulle scale dello stabile. Mario indossava dei jeans e una camicia nera con i pois beige. L’avevo pensato mille volte questo incontro, l’avevo ricamato nella mia mente ma, adesso che si stava avverando, non provavo più nulla di quello che credevo avessi conservato per questo momento. Non c’era più odio, disprezzo, rabbia, dentro di me. In un attimo era tutto svanito. Più ci avvicinavamo e più mi rendevo conto che aveva l’aria triste. Era dimagrito ma era vivo. E’ per uno come lui era davvero una fortuna. Quando fummo faccia a faccia abbassò lo sguardo in terra e mi salutò. “Che succede?”, gli chiesi. “Volevo parlarti, ti stavo aspettando, lo sapevo che arrivavi oggi. Ho contato i giorni, le ore, gli anni, per poterti finalmente parlare ma anche rivedere. Se la cosa ti fa stare meglio puoi anche picchiarmi o uccidermi, fai come meglio credi, non te lo impedirò, ma non sono più quella testa di cazzo come tu mi dicevi di essere”. Lo guardai ed era lì che tremava sotto quel cielo ombroso. “Non ho voglia di uccidere nessuno”, replicai, “forse all’inizio lo avrei anche fatto ma adesso non ha più nessuna importanza. Adesso cosa vuoi che m’importi del resto del mondo?” Un vento gelido si alzò sulle nostre teste e lui continuò. “Ogni giorno sono andato da mamma Angela per farmi perdonare per averti messo nei guai. E anche quando è morta ho continuato a farlo. E’ vero, l’ho messo io quel borsone nel bagagliaio e questo tu lo hai sempre saputo. Mi serviva una macchina pulita per il trasporto”, continuò, “e quando ho visto l’auto di Evil posteggiata sotto casa non ci ho pensato due volte ad usarla”. Parlava a bassa voce a monosillabi, sembrava insicuro come un uomo che ha paura. “Ok!”, tagliai corto, “fin qui so già tutto, ma mi manca un pezzo di questa storia. Perché l’hai venduto alla polizia Mario, perché?”. “Dopo aver sistemato il borsone sono sceso al bar per bere qualcosa ed è li che ho visto Evil con Laura che si stavano baciando. Io l’amavo Laura e quando quella sera li ho visti insieme ho perso la testa. Ho pensato che sarei affondato ma loro sarebbero venuti insieme a me. Il poliziotto del comando stava sul mio libro paga. Non c’è voluto molto a organizzare la trappola. Poi quando sei entrato in scena tu le cose sono cambiate. Ma tornare indietro come sai non si può. Ho provato a farlo ma lo sbirro mi disse che avrebbe ucciso tua madre se mi fossi azzardato solo a muovere un dito. Il denaro lo sai è la morte della lealtà. Gli facevo guadagnare una montagna di quattrini e gli servivo fuori, non in galera”.  

Finestre blu dietro le stelle Luna gialla al sorgere Grandi uccelli volano attraverso il cielo Gettando ombre sui nostri occhi Ci lasciano Inermi, inermi, inermi (Helpless - Neil Young).



            Andai su per le scale con la testa che mi girava ed entrai in casa.  Non c’era un filo di polvere. Iolanda teneva ordinato come faceva mia madre. Anche lei aspettava che io tornassi. Me lo aveva detto Mario insieme ad un mucchio di altre cose prima che lo lasciassi da solo in piedi sotto la luce del lampione. Era stato lui a pagare le spese del processo e l’avvocato, ed aveva ricomprato il furgone e la licenza di ambulante che era finita all’asta. Aveva chiuso con il passato lavorando sodo anche per me. Aveva diviso equamente i guadagni e la mia parte era conservata nel mobiletto della mia stanza dentro una busta marrone. Posai il borsone sul tavolo della cucina e mi ficcai sotto la doccia. Ma anche dopo non mi sentivo né rinfrescato, né rinvigorito. Ero solo confuso e anche arrabbiato con me stesso. Lo avevo perdonato da tanto tempo, solo che non lo sapevo.



            La mattina seguente andai al cimitero e portai ai miei genitori delle margherite bianche. Dopo, camminai senza meta su e giù per il quartiere. Comunque la mettevo, non potevo cambiare le cose ma potevo cambiare qualcosa. Mario era partito svantaggiato e un'altra possibilità come a tutti noi gli toccava. Verso le sei del pomeriggio suonai alla porta di Evil ma non mi aprì. Sentivo la musica provenire da dentro casa, suonai ancora ma niente. Presi le chiavi che un giorno lui stesso mi diede dicendomi “non si sa mai” ed entrai. Era seduto sul divano e con la musica ad alto volume non mi udì giungere e quando mi scorse nella stanza saltò su come una molla e ci abbracciammo. Raccolsi il telecomando dal divano e abbassai il volume dello stereo. “Devo parlarti Evil, devo raccontarti come sono andate le cose quel giorno”. “Non ti dannare l’anima, Toni. Io e te lo sappiamo che si scivola, si sbanda, si cade nell’alcool, nelle droghe e non si arriva a niente. Ieri sera è venuto Mario e ci ha raccontato tutto. Adesso davvero questa storia è un capitolo chiuso”. Dopo prese una scatola e me la porse: “Stamattina mentre andavo a lavoro ti ho comprato una stecca di Marlboro georgiane e una copia nuova di zecca di Blonde On Blonde. Ora rilassati ché tra un po’ con Laura arriverà il vecchio Jack Daniels, insieme a tutti gli altri ragazzi. Bentornato a casa Toni”.  

Nessuno ti può toccare ora Ma io posso toccarti ora Sei invisibile Hai troppi segreti Lo ha detto Bob Dylan Qualcosa del genere Un giorno troverai quello che stai cercando Un giorno troverai quello che stai cercando (Bandit - Neil Young)



Bartolo Federico

 


6 commenti:

  1. Grande storia, Bartolo. Mi ha ricordato di Jack Kerouac, e sono sensazionali questi citazioni musicali.

    Un abbraccio

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  2. Grazie a te Elza, per avermi letto.ciao

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  3. ho smesso di andare al cimitero

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  4. Hai uno stile unico...dov'è il sogno?dov'è la realtà? ...fantastico!

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  5. grazie davvero Gio.grazie per tutto quello che stai facendo..

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