domenica 3 aprile 2016

Cianfrusaglie Al Cheap Hotel



In questo teatro d’ombre, c’è un barbone che piscia sul marciapiede con una sigaretta accesa tra i denti. E altri che lentamente cercano di morire. Che poi è quello che facciamo tutti. Al Cheap Hotel stanno suonando dei blues di Blind Willie McTell, e Lemon Jefferson. Nella stanza 307 c’è un uomo in preda al panico, che si lacera, geme, ride e piange, imprecando alla luna. Uno che è andato in fallimento perché era troppo interessato alla sua bottiglia. Che è entrato nella pioggia, e non è venuto più via. Nei bassifondi della città ci sono un mucchio di sogni lasciati sull’asfalto, bruciati insieme ai gas di scarico di una Old 55. Un luogo perfetto per chi si è perduto per strada, su un treno della notte, o nelle braccia di Ruby. Non basta andare a tempo, se non hai di cosa cantare. Dead End Blues tirò un boccone dalla sigaretta, e gli arrivò anche un nugolo di polvere e aria viziata. Il mal di testa cominciò a serpeggiargli. Un grido lungo e solitario spezzò la notte, che se ne stava smorta e ingiallita, appesa nel cielo a dondolare. Anche John Campbell aveva le orbite degli occhi che gli divoravano il volto, e suonava come se avesse lui tutti i peccati del mondo. Ti strappava la pelle e l’anima, quando passava il ditale sulle corde. E se provavi a rannicchiarti in qualche rifugio segreto, sapeva scovarti e sbatterti con le mani dietro la schiena. Si accese un’altra sigaretta. Tutti deliriamo poca puttana, anche Abalone Earrings che sembra uscita dai solchi di Heartattack And Vine. Non c’è via d’uscita da queste canzoni. Guardò la bottiglia vuota e si alzò dalla poltrona. Ricadde sprofondandoci. Ovunque si vada il blues ti tiene intubato, intrappolato nella sua tela. Tormento e dolore. Ho il blues e sono troppo cattivo per piangere, ho il blues e non mi posso accontentare. All'area di servizio dove fece il pieno, l'orologio segnava le nove. Quando riandò il motore rombò convincente. Era tutto a posto adesso. Gettò la cicca dal finestrino, e gli sembrò di sentire nei brontolii dei tuoni, anche il crepitio del suo cuore. E quel boato finale gli parve come una botta di vita, un applauso. Lungo e maestoso. La luna sghemba che era spuntata all'incrocio del cielo, adesso faceva compagnia a una nuvola solitaria. E a tutti quei ragazzini malinconici, che non dicono mai le preghiere. Ci vuole sempre un uomo triste per cantare il blues. Al Cheap Hotel.

Bartolo Federico










3 commenti:

  1. Musica di gran valore al cheap hotel, belle storie e suggerimenti (sempre)di altissimo livello, a costo di essere noioso non finirò mai di ringraziarti.Buona Giornata.

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  2. Musica di gran valore al cheap hotel, belle storie e suggerimenti (sempre)di altissimo livello, a costo di essere noioso non finirò mai di ringraziarti.Buona Giornata.

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  3. Dopo tanti anni di "militanza" con certa musica, scovare emozioni non è una cosa semplice. Sei smaliziato, conosci i trucchi. Per questo sto sprofondando sempre più' verso i bassifondi, dove c'è ancora a mio parere qualche anima giusta e tormentata, come quella di Ripoff Raskolnikov. Questo disco è pieno di belle canzoni rock blues, lui ha una voce che è catrame e poi Cheap Hotel per me già un classico, come Time di Tom Waits. un abbraccio.

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