domenica 14 agosto 2016

Fumo Sull'Acqua




Me ne sono stato per un pezzo seduto sul divano, in silenzio, ad ascoltare i rumori che venivano dalla strada. Dopo ho acceso la tele, ma l’ho richiusa immediatamente.  A cinquantatré anni suonati m’illudo ancora che ascoltare il tintinnio della pioggia, e quasi come sentire un blues di Skip James. Sono il solito babbeo, che brancola nel buio. E’ un mondo pieno di guerre e di inutili idioti, che ci governano e ci rovinano l’esistenza, con i loro insensati metodi. Nonostante la mia incostanza, il mio nervosismo, e i tanti anni passati insieme, la musica resta l’unica cosa che sa parlarmi al cuore. Tanto che mi è venuta voglia di ricominciare a scoprire nuove cose, anche in cose, che mi sono state sotto il naso per anni, e che ho colpevolmente trascurato. Imprudenza della mia gioventù da ribelle senza causa, che alle volte mi ha turato gli occhi, e anche le orecchie. Ma allora era quel rock di chi tirava pugni in faccia e sullo stomaco, che aveva il sopravvento su di me. Poi invecchiando, capita pure che ci affiniamo. Il primo vinile che ho comprato di Frank Zappa è stato “Hot Rats” anno 1969, anche perché non avevano altro nell’unico negozio di dischi, della mia triste e fottutissima città. Comunque sia, ci sono andato di lusso. Willie The Pimp è la canzone dove ho anche sperimentato l’incredibile voce di Capitan Beefheart, ed è stato subito amore. Narra la leggenda che il Capitano era rimasto tre giorni con i capelli bagnati per cambiare voce, e somigliare al vecchio lupo Howlin Wolf. “Sono un piccolo ruffiano con i capelli impomatati, un paio di pantaloni coloro kaki, e le scarpe nere tirate a lucido”. Hot Rats è ancora oggi un disco pieno di colori e suggestioni, un opera zappiana da esplorare con sommo stupore. Nel mezzo degli anni settanta come chiunque ascoltavo i Deep Purple, fu con la loro ormai famosa “Smoke On The Water” che conobbi Frank Zappa.Eravamo andati tutti a Montreux sulla spiaggia del lago di Ginevra, per fare dischi con un furgoncino. Non avevamo molto tempo Frank Zappa e i Mothers erano in una posizione migliore. Ma qualche stupido con una pistola a razzi incendiò l'edificio radendolo al suolo. Fumo sull'acqua, fuoco nel cielo”.  Gong è stata una rivista di musica rock, nata con l’apporto di Riccardo Bertoncelli. Uno scriba che mi ha toccato nel profondo, per quel suo modo visivo di raccontare il rock. Ritagli di giornale, una foto in bianco e nero, il manico di una chitarra acustica, cicche di sigarette, una bottiglia da 66cl di birra Messina. “Stato e Anarchia” di Michail Bakunin. “On the road” insieme a quel fuorilegge di Johnny Cash. Pile di musicassette al cromo da 90. The Doors, J. Airplane, Hendrix, Janis Joplin, Joe Cocker, Allman Brothers, gli Stones di Sticky Fingers, Bob Dylan. Niente Beatles (perdonatemi) solo Kinks. Ciao 2001, Popster, Rockstar. Il Mucchio Selvaggio e Mauro Zambellini. Uno che di musica ha sempre scritto mettendoci l’anima. I suoi articoli per un bel pezzo hanno dato un senso alle vite di quelli nati nel buco del culo del mondo. Tipi strani, introversi e taciturni, che se ne stavano rintanati in quelle stanzette solitarie, a coltivare improbabili sogni di rock’n’roll.

Vista la mia passione per la musica, il regalo dei miei genitori per il mio diploma di geometra, fu l’impianto stereo da me tanto desiderato. Per contenere un pochino la spesa, rinunciai al sintonizzatore. Erano tanti soldi e si viveva di un solo stipendio. Tanto adesso potevo ascoltare al meglio, i dischi che mi compravo. Ma tutto cambiò nel 1982 quando venne fuori Rai Stereo Notte, un programma ideato da Pier Luigi Tabasso. Allora decisi che avevo bisogno di quel sintonizzatore. Il mio amico Sal come al solito venne in mio aiuto, e riuscì a procurarmene uno di seconda mano, per poche lire. Così a mezzanotte e trenta dentro le mura della mia stanzetta accadeva una magia. Con una rotazione di quattro conduttori, la musica mi accompagnava fino alle prime luci dell’alba. Era un diluvio esorbitante, una giostra che mi portava in alto e che mi riempiva il cuore. E che toccava quasi tutta la tastiera dei piaceri. Erano gli anni dell’innocenza. La musica è il sogno supremo, rabbia e speranza. Nessuno di noi può fingere, può resistere, di fronte alla musica. Al di là della quale, c’è solo il buio.

Farsi una cultura è da sempre uno sforzo che richiede un sacco di tempo, e anche parecchi quattrini. Anche per la musica vale questo concetto. Ho incontrato gente con impianti stereo faraonici, e la puzza sotto il naso, quando ero alla ricerca di notizie sui musicisti che via via andavo scoprendo. Persone che facevano sfoggio del loro sapere, tutti accomunati da quell’onda lunga del radicalismo chic di sinistra. Compresi che il rock non si addiceva a quelle menti illuminate. E neanch’io. Come sempre sono rimasto da solo. Sono arrivato alla musica rock poco prima che il punk portasse subbuglio, e anche un illusoria rivoluzione. Nata e morta subito. The Clash però li riconobbi come i miei fratelli maggiori, perché anche loro avevano la mia stessa rabbia, e mi parlavano con una musica grezza e semplice. Musica da strada, buona per fare le barricate, che riportava il rock’n’roll alla sua vera forma. Se non amate i Clash, allora il rock non fa per voi.

Si cresce e si diventa grandi, e ci si sente dei grulli, che hanno caracollato per la strada sbagliata senza mai centrare un obbiettivo. Ci si sente anormali con quei dischi che non conosce nessuno, e quelle musiche sghembe che adesso mi prendono sempre più. Ma continuo a vedermi correre per questo pazzo mondo, senza volermi perdere ancora nulla. Perché la pioggia continua a parlarmi, e la strada a raccontarmi sogni, e il rock nonostante tutto è il mio rifugio, la mia casa prediletta.

Bartolo Federico





4 commenti:

  1. Bellissimo amaro post ferragostano. Mi ci rivedo , impianto stereo , Stereonotte
    di cui ho ancora le cassette registrate ..ti confesso che un brivido mi ha percorso la schiena a fine lettura..Un abbraccio

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  2. nonostante tutto siamo qui. senza nostalgia anto. ok
    un abbraccio anche a te

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  3. Ah...quella foto di inizio post...i Clash a quel tempo spazzarono via tutti i miei ascolti settantini...il giorno dopo il concerto di piazza maggiore a Bologna suonarono al parco Ruffini di Torino,"gratis",...li ho visti appollaiato all'impalcatura del mixer a 10 metri...non ti dico Joe Strummer.
    Bellissimo post,come al solito mi riconosco praticamente in tutto quello che scrivi...un pò di nostalgia io però ce l'ho...ma!
    Un abbraccio a voi,fratelli.

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  4. li ho visti appollaiato all'impalcatura del mixer a 10 metri...non ti dico Joe Strummer.
    ecco c'è tutto il rock'n'roll che amo dentro questa bellissimo fotogramma, che hai strappato alla tua memoria. grazie per questo.
    però non si può tornare indietro, neanche se lo volessimo. la nostalgia? ..un attimo un nano secondo.. poi andiamo avanti per altre strade, prendiamo altre deviazioni,ci sono troppe cose che ancora non sappiamo, troppe cose. un abbraccio fratello

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