giovedì 29 gennaio 2015

Pazzo Vento

Me ne stavo rintanato sotto una striscia di pioggia e anche se non c’erano porte che m’impedivano di scappare mi sentivo come fossi in una prigione. In strada non c’era nessuno, tranne me e qualche cane puzzolente. Se gironzoli troppo ti perdi e non si arriva da nessuna parte. La tristezza e l’indifferenza poi fanno il resto. Stavo cercando di rimettermi a posto lo spirito ma quel senso di smarrimento con cui mi ero alzato al mattino, faticava a sparire. Come invece avevano fatto in fretta e furia un mucchio di altre cose. Però! le cose, quando le ritroviamo sembrano diverse. Anche se vecchie e raggrinzite, hanno la forza di parlarci e di fondersi nuovamente dentro di noi. L’ascolto di They Are Not Like Us una canzone dei The Walkabouts, mi aveva lasciato inebetito. Come quel senso di paura che ti assale quando ti guardi alle spalle e vedi i tuoi errori muti osservarti di sbieco, quasi fossero spine d’odio. E’ dura ammetterlo che qualcosa è finito, ma non s’invecchia mai con entusiasmo. Lo senti che le speranze, gli ardori, ed anche le menzogne, non sono più così eccitanti come un tempo. Allora si finisce per nascondere tutto in qualche luogo imprecisato di noi stessi.


Da piccolo l’unica cosa che si poteva vedere nella tivù in bianco e nero, erano i film western. Terre soleggiate, disabitate, piene di polvere e sogni bruciati su percorsi tracciati tra la roccia e il fossato, dove si inseguivano uomini duri e testardi, giocatori d’azzardo, sceriffi e cowboy, indiani e banditi. Gente malinconica e struggente. Mi sono sempre piaciuti i banditi, anche quelli che hanno attraversato il rock’n’roll  contromano. Personaggi schivi, riottosi, che non si sono mai allineati. Romantici nella loro fuga  su quelle strade solitarie, assomigliano tanto a quei fuorilegge che imperversavano nel vecchio West, che avvolti in quei mantelli di polvere, cavalcavano la pianura sconfinata e silenziosa, con quei volti tirati che raccontavano il loro desolante sconforto, ma  nonostante tutto, trasudavano di passione e amore. Li ho ritrovati anni dopo quei banditi nelle canzoni di Joe Ely , uno a cui anche i Clash, hanno dato il loro benvenuto, facendogli fare da apripista ai loro concerti. Musta Notta Gotta Lotta e uscito nel 1981 ed io l’ho scovato per caso, tutto impolverato e unto di caffè, mentre se ne stava appoggiato sul frigorifero di casa di un mio amico a cui lo avevano regalato, e che lui aveva bellamente ignorato. La barattai con un disco dei Police, quella mezz’ora circa di rock’n’roll spettacolare e intensa, degna di quel pazzo di Jerry Lee Lewis. Un disco da portarsi in fondo alla notte, in mezzo al diluvio, tanto t’infiamma il cuore ovunque tu sia. “Un altro giro” avverte il croupier, ma i giocatori d’azzardo seduti attorno a quel tavolo sembrano annoiati e stanchi. Un altro giro per Dallas urlano invece quei ragazzi che sono arrivati con il treno della sera, con in tasca solo un dollaro e un centesimo. Ai loro occhi quella città sconosciuta pare come una donna, che cammina e brucia di passione. La vita è davvero troppo corta, per riuscire a fare tutto quello che vorremmo.



Quando si è giovani si ha sempre fretta. Ha questo di speciale la giovinezza. Ogni luogo è da scoprire, ogni strada e da percorrere, non hai bisogno di recitare è tutto una prima. Mi porterò da bere e qualcosa da mangiare. Bisogna che continui la strada da solo, nella notte. Me ne andrò dove non c’è nulla, solo polvere e buche, su quelle vecchie strade che corrono in zone proibite, o su tratti infernali. Ho con me un vecchio disco di Jerry Jeff Walker, uno che ha ingurgitato birra ghiacciata a secchiate per sciacquarsi la bocca dalla polvere. Ho serrato la mascella e mi sono fiondato nel buio. Con cuore impavido, ho attraversato strade piene di sassi,  e come in uno di quei film in bianco e nero, mi sono messo anche il cappello da cowboy. Quello che tenevo appoggiato su quella bottiglia di bourbon ormai vuota. Ho riconosciuto da subito quella linea blu, era la mia strada da sempre. Ed anche quelle solitudini che ho sbirciato nella penombra, erano ancora piene di dignità. Certo era soltanto una replica , ma mi sono reso conto che avevo ancora voglia di andare a sentire, e di stare sulla corda delle cose. Nel bel mezzo della notte ho cantato una vecchia canzone, l’ho cantata come fosse un urlo punk. Mi piacciono ancora questi posti, dove tutto sembra sparso lungo il tragitto. Mentre camminavo Lone Wolf l’ho suonata a più riprese, e la mia solitudine non mi è sembrata poi così spietata. Il mio cuore come un vecchio orgoglioso figlio di puttana, non si dava ancora per vinto.


Frosty breath on the hillside See that sun goin' down Tracks in the snow to the city below Lone wolf now he's coming to town, who a Lone wolf, oh, he's lonesome And looking tonight Whoa, lone wolf, better lock up Your women and hide sneakin' down the back streets of town He lives on the lam Takes what he can, not giving a damn You know how he is, he just do what he can.(Lone Wolf-Lee Clayton)


Andare ancora per quelle strade, non era stata una stupidaggine come mi era sembrata che fosse di primo acchito. Certo all’inizio ho avuto paura, quella paura che ti assale quando ci sono troppe cose da capire, ma non farlo sarebbe stata un’ingiustizia. Alle volte ci tormentiamo senza motivo. Senza sapere che tutto quello che non riusciamo a confessare, è arte. Provavo però una bella sensazione a rimettermi in gioco, mi sentivo come quei giovani bluesman che risalivano con i treni dal sud verso Chicago. Come loro ero alla ricerca della mia terra promessa. Time sure flies when you're having fun your mind's all made up now and it's all said and done flying down the four lane with the morning sun in your eyes Crazy Wind -J McmurtryLa stanchezza mi stava sovrastando, ma bastò il fischio di un treno per farmi spingere l'accelleratore a rotta di collo. Non sapevo dove ero diretto, ma mi parve di essere tornato nuovamente un vagabondo solitario, un anima perduta nel grande nulla. Un motociclista mi superò proprio vicino ad un motel infarinato di polvere, nell’esatto momento in cui James Mcmurtry stava cantando Angeline. Ripensai a quando risalivo lentamente il suo corpo con la mano, e poi la toccavo dentro le sue cosce piegate. Il calore ci danzava intorno e tremavamo nel buio. Too Long In The Wasteland è uscito nel 1989 ed è l’album di debutto di James Mcmurtry, prodotto da John Cougar Mellencamp. È ancora emozionante sentire quelle canzoni che in tutti questi anni non hanno perso un grammo della loro bellezza. E' sentirsi nuovamente vivi, come un brivido che ti danza lungo il corpo, e t’incanta l’esistenza. Un disco può entrarti nel cuore per mille motivi. Too Long In The Wasteland è come una carta stradale, una mappa del cuore, che ti guida e ti spinge ad andare avanti per molte miglia, anche se hai dormito poco, e sei a stomaco vuoto da molte ore. I sogni raggomitolatisi da qualche parte, adesso sembrano avere gambe e fiato, e anche una certa frenesia. Sono diventati persino rabbiosi in questa fuga solitaria. Bisogna non tradirli però, cogliere l’occasione e godersi la notte fino in fondo.


Alle volte serve solo aprire quella finestra chiusa da tempo. Certo molte cose ci feriranno, e ci schianteranno a terra sanguinanti, come  tori al macello. E' per questo che non tutti hanno voglia di andare a vedere. Ma ne vale la pena quando il baule è pieno di ricordi, che stanno per esplodere.  Si diventa noiosi in un colpo solo, ed è la cosa più triste che può accaderci. È cosi' che tutto finisce. Quando la noia ci mangia il cervello, il nostro destino sembra compiersi. Tornare da quelle parti era come stare su un lettino dello psicanalista. Riuscivo a capire nuovamente le cose, o almeno credevo che fosse così. Ed era bello non essere confessato da nessuno, ma solo da se stessi. Hollywoo Town Hall dei The Jayhawks, penetra proprio in quei momenti in cui zoppichi, quando sembra che stai per cadere per sempre. Non bisogna mai stare troppo fermi, inevitabilmente le cose cominciano a deteriorarsi fin quando non le sopporti più. Ed allora getti via tutto. Il buono e il cattivo. Ma la strada non finisce mai di stupirti, basta rispolverare quei desideri e la nostalgia ti riprende con se. Asfalto nero e lucido, vecchie insegne, luci al neon, fallimenti, e angeli che corrono nel silenzio desolato. Con uno strano sorriso dipinto sul volto.


I was waiting for the sun. Then I walked on home alone. What I didn't know. Was he was waiting for you to fall. So I never made amends. For the sake of no one else. For the simple reason. That he was waiting for you to fall.(Waiting For The Sun- The Jayhawks) 


Bartolo Federico

giovedì 22 gennaio 2015

Un Blues Moderno(lungo una strada d'oro)

Sulla strada c'è poco traffico. Sono le tre e trentacinque e mancano ancora tre ore all'arrivo. Su quest'autobus della notte mi fanno compagnia quattro anime spiegazzate dalla tristezza. Mentre  dormivano sembravano come dei bambini gettati alla rinfusa in un viaggio senza tempo. Ma sono solo vagabondi che passano la notte sugli autobus, perché non hanno un posto dove andare. Nascosto nel parcheggio di una stazione quel fantasma che gira senza sosta intorno al mondo, è salito anche lui. Con quella silhouette da levriero che sembra quasi un cartone animato, ci ha scoperti inermi, fermi in fondo al quel buio che ci portiamo appreso. Quando l'ho visto ho sbottonato la giacca, perché mi sono sentito a mio agio. Era da tanto tempo che non mi accadeva. Viaggio in compagnia di quella musica che ti scalda il cuore e non ti fa guardare l'orologio, e non mi serve niente. Neanche quel cazzo di iphone. Sarà stato un caso ma quando è salito, l'ho riconosciuto subito il vecchio Bob. Era in perfetto stato quello spirito libero. Beveva del whiskey da una bottiglia nascosta in un pacco di carta marrone. Quando si è accorto che lo stavo fissando, mi ha salutato alzando il suo cappello. Le ore passano lentamente. Su quest'antica autostrada dove tutto è cominciato, il bus viaggia che è una bellezza. Ad un certo punto, abbiamo cantato tutti in coro. E solo allora abbiamo preso coraggio perché non ci siamo sentiti più da soli. La luna in cielo adesso è così piena che illumina il nostro viaggio, come se fosse giorno. Dalla radio esce una musica appassionata, magnetica. L'autista guida rilassato quasi semi sdraiato, sul suo sedile. Si sta proprio bene su questo bus correndo lungo una strada d'oro. Al diavolo tutto.

Bartolo Federico


giovedì 15 gennaio 2015

Se Fossi Un Fiume


C'è sempre un fiume nella mia vita. Se fossi un fiume scorrerei nelle vene di tutti quei vagabondi del Dharma rimasti solitari e innocenti, incastrati in un viaggio senza tempo. E’ una vecchia foto questa e per di più' in bianco e nero. Ma è la migliore che io conosca. Molto meglio di tutto quest’ottimismo tecnologico, di cui si va fieri. Adesso ve lo dico. Questo fiume è come quello che un giorno si è preso tutto di me, che prima di diventare un simbolo del mio passato, è invece una fotografia del mio presente. Io che vivo nei sogni dei poveri ne sono certo. Questo fiume mi porterà lontano tra quelle strade americane, quelle strette e polverose, sconce e maldestre. Quelle cui nessuno presta attenzione. Strade dove è difficile guidare ed anche pericoloso attraversare, con quei bagagli che uno si porta appresso. Ho con me i miei ricordi che ho spolverato dalla sabbia del deserto. So che per molti queste canzoni saranno solo un simbolo desueto e spoglio. Una nostalgia senza senso. Ma come recitava quel vecchio slogan “ogni miglio è un magnifico miglio, ogni strada un nastro di velluto”. Continuano a piacermi le cose che cambiano lentamente, i piccoli centri, e quell’atmosfera appiccicosa del sud. E’ ancora lì che al tramonto ti puoi sedere e fumarti un sigaro, guardare l’orizzonte, e dondolarti ozioso su una sbilenca rocking chair. Ho affittato una traballante Buick del 78, adesso me né andrò vagando giorno e notte, nelle terre di nessuno.

Bartolo Federico


martedì 13 gennaio 2015

I Fiori Della Spazzatura


È la noia che cambia il mondoÈ dalla noia che è nato il punkI Sex Pistols erano diversi dagli altri gruppi. Ti facevano sentire giovane. Adesso la musica non ha più un ruolo importante nella vita dei ragazzi. Ma una volta tutto quello che volevi era una Rock’n’roll Band. Respirare, inspirare, non c’era nient’altro di più stupefacente  della musica. forse si.  Damned , Stranglers , Clash, il Marquee, il 100 Club. Al Nashville suonavano i PISTOLS. STAVA accadendo QUALCOSA. IL SEX ERA IL NEGOZIO di VIVIENNE WESTWOOD E MALCOM McLARENA Quindici anni non sapevi che fare, eri senza prospettive, senza speranza, se non avevi il fisico per giocare al pallone, il rock’n’roll ti prendeva con sè. Accoglie tutti il rock’n’roll. Non è razzista il rock’n’roll. Anzi più sei strano, pazzo, asociale, più ti vuole bene. Che strano sembraPapa Francesco il rock’n’roll. Nel 1975 a New York si parlava di una nuova scena la Blank Generation. A Londra invece i Dr Feelgood suonavano brani degli anni 60. The who, Kinks, Small Faces. Anche gli  Swankers suonavano quella roba li’Primo passo di Malcolm Mc Laren gli Swankers diventano sex pistols. Con la mano libera s’immerse nei nascondigli, nelle tenebre, abile come una puttana, pronto, scaltro. esattamente quello che ci voleva per far fuori la noia. Birra ad alta gradazione, sputi, frenesia, ragazzi selvaggi. Cos’è che vuoi? Dammi la grana. Johnny aveva i capelli verdi e Malcolm gli chiese se voleva cantare. Lui accettò. quando provarono Johnny se ne stava inerme,con gli occhi congelati guardando fisso davanti a sé. Steve Jones lo chiamò marcio  per via dei suoi denti che non lavava mai. Ma lui non voleva fare il cantante, ma essere solo un tipo abominevole. quando cantò scapparono tutti dalla sala prove terrorizzati. se ne andò offeso e disse che non si sarebbe fatto nulla. Malcolm lo convinse nuovamente e continuarono a provare in uno studio inutilizzato della BBC, con quella strumentazione rubata.  ma Johnny non sapeva cantare, e tutti volevano andare via da quel gruppo. Ma per McLaren, Johnny era l’uomo giusto per fare soldi. Ci sono sempre i denari di mezzo. che cazzo volete. Fu solo questione di tempo, poi quel malato di mente, prese confidenza con il microfono. Con quello sguardo allucinato cantava con l'accento dei ragazzi nati nei sobborghi londinesi, e fu facile voler essere come lui . Rozzo, ignorante, anarchicoJohnny, se non avesse cantato nei Sex Pistols, sarebbe finito a marcire in carcere per sempre. un rumore assordante che suscitava una reazione violenta, per questo motivo i concerti dei Pistols furono cancellati dai piccoli locali. Distruzione e bestemmie, una musica terribile. Però, si trasmetteva anche nei telegiornali, quel veleno. Me lo ricordo bene. Occhi ardenti, carcasse umane, ma quando arrivi da qualche parte, ti vengono delle ambizioni. Allora è meglio sparire, e ricominciare di nuovo. Il mondo è pieno di uccelli neri.

Bartolo Federico

lunedì 12 gennaio 2015

Il Re Dei Matti

Tristi buffoni, barcollanti ubriachi, insetti e formiche, strani individui. Un allucinante muro del suono! Viaggiatori e cadaveri. pam !..pam!.. Con la luna di traverso, il cielo è irritato. Frank è in macchina e fuma una canna, con alcuni amici drogati. C’è qualcuno che ride, è un suo compagno di scuola. Eclissatisi nell’Antelope Valley a nord della contea di Los Angeles, nel deserto californiano, sotto TETTE di stelle, fanno capriole con bastoni e occhiali. Musik. Da dove saltano fuori questi stravaganti "freakery", fuori di testa. La tranquillità è solo per i mediocri. Se ti esponi, ti feriscono, cercheranno di schiacciarti, di torturati. Quando nasce una canzone, è come quando la palla va in buca. Una nuova speranza prende forma. Nel buio, nel grigio della notte, si mette lì tutta nuda,in una posa quasi pornografica. La puoi amare, detestare, o chiederle perdono. ABBAZABA. Rumore di ossa. Lei saprà ascoltarti, muta. Un brivido, un delirio, un’apparizione. Vecchie signorine, la Quinta Avenue, una lanterna magica. Armoniche e slide, un blues ortodosso. C'è un mondo che vive. Al Re dei matti, gli venne in mente in quel posto, il nome Captain Beefheart. Ah! disse Frank pensoso. Come a dire, grande. “Ne faremo un film” aggiunse, e lo chiameremo “Captain Beefheart Meets The Grunt PeopleIl Chiaro di luna nel Vermont influenzò tutti . Anche la signora Mrs. Wooten, come il Piccolo Nitty . Anche il salvagente che galleggiava con la sua piccola pistola in mostra, con la sua piccola pistola che si ingrandiva .Beh questo serva a dimostrarti quello che la luna può fare. (MoonlightOnVermont) Mezza pinta di Ballantine's. Di notte nel desertoDOCTORDARK, girava a torso nudo con un grande mantello, e una tuba nera SUL CAPO. Ma nel baule, c'erano anche stivali sformati, un cappotto con collo di pelliccia, rovesci e uragani. Un paio di Jeans. Neanche un incantesimo. Diavolo! Per tanto tempo si era sentito come un uomo in mare, che si teneva a galla per forza d’inerzia. Ma quando incontrò Frank, cominciò a nuotare verso la riva. “Questo posto è magnificoperché non c’è nessuno”. Disse a se stesso. Aveva l’aria sorpresa, seduto da solo. Con il dono della disperazione,  si era raggomitolato nei sogni, che riusciva a ricordare quando si tramutavano in canzoni. Allora gli s’incollavano addosso. CUOREDIBUE  non è il suo nome, ma quello che si è dato. DON VAN VLIET si alzò dal letto, con un banjo in mano. La stanza era fredda, qualcuno bussò, ma poi non entrò. Si fece una doccia e tornò a sdraiarsi. Grandi speranze lo avevano spinto fin li'. Aspettando di rimettersi i pantaloni, si girò verso lo specchio. MIRRORMAN gli fece segno di rispondergli. La carta da parati svolazza. Sui muri screpolati, ci sono delle strane cose. Anche nelle nostre teste. Vieni a vedere, vieni a vedere CRAZYLITTLETHING. Fu allora che mise un disco di free jazz, una musica dura. ORNETTE COLEMAN e il suo sassofono di plastica. Come lui vaneggiava poesia, quando i dragoni gli saltavano addosso. Ma THISISTHEDAY dopo due tre passi in punta di piedi, ti porta sotto la pioggia. Ha nascosto sorprese in una casa buia e piena di sbarre, ha soffiato la polvere da occhi stanchi, e si è messo un elmetto a punta, per le cornacchie. Era un fenomeno da baraccone. A me mi stanno sul cazzo i radical-chic. Forse non si è capito. Allora lo ripeto. A me mi stanno sul cazzo i radical-chic. Sono quelli che hanno scritto la storia del rock. Pippe viziose, destra, sinistra, centro,Gol. Inchiostro gettato. Un nuovo sound era nato, (PANICO) mescolando il blues con il jazz d’avanguardia, insieme a quella voce roca, dall’estensione micidiale. STRICTLY PERSONAL è un album di blues, che sembra di sentire SON HOUSE, che canta sotto effetto di peyote. Potete immaginarlo, ti prendono per un deficiente, bizzarro, cialtrone. Uno che gioca contro tutti, un pagliaccio. Ma non è andato nessuno a sentirlo, a vederlo. Blàblàblàblà Formiche bianche camminano Formiche nere strisciano Formiche gialle sognano Formiche marroni sono impazienti Tutte queste persone impazienti di essere libere Uhuru Formica Uomo Ape uhuru Formica Uomo Ape Tutte le formiche del giardino di Dio, non possono andare d'accordo La guerra dura ancora E' per quel mucchio di zucchero Che non si lasceranno stare Perché ci fai questo?Ci devi lasciare liberi.(Ant man be) Libri d’avanguardia, suoni strambi, tamburi di latta, folli che sbavano. La sfiga è totale. Applauso generale. Lester Bangs scrisse, che quella era la determinazione ad entrare nell’essenza della musica. E beveva secchiate di gin. Gli intellettuali non riuscivano a decifrarla QUESTA COSA. Tutte giovani menti illuminate. Visioni di bandisti,che suonano liberi. Perchè nessuno sapeva leggere la musica. Ma REPLICA è nato lo stesso. DALI’S CAR è ispirata al taxi giallo di Salvator Dali’. E il diavolo gli chiese dove fosse stato.Forse fu una session improvvisata di otto ore consecutive. Oppure una seduta in casa di DON VAN VLIET durante la quale il CAPITANO, fece chiamare un botanico, preoccupato dai disturbi che alcuni alberi del giardino mostravano di subire, per via della musica. Da un castello all’altro, la BANDAMAGICA suona cose, che non tutti vogliono sentire. Mentre aggrottano le ciglia. Ci vuole un cuore di bue, per AMARLO davvero. Il sogno americano del successo facileConformisti, in un sonno senza pace. HOT RATS & LAMPY GRAVY sono tutta farina sua. I giganti della penna andranno a chiedere perdono? Non lo faranno mai, queste menti fumose. Come tutte le cose belle,l’estate dura poco. Anche il fuoco che aveva acceso. LA RIVOLUZIONE NEL rock? Non fatemi ridere. È stato uno scherzo.... di pessimo gusto. Scusate. C’è chi pensa alla pensione, perché era poco al corrente. Altri artisticamente parlando, sono condannati a morte. Ma ogni creazione porta con sè la sua nascita, LA SUA FINE, IL SUO ASSASSINO. Aveva occhi speciali non temeva niente, il CAPITANOVADO A CERCARE UN ARTISTA, se lo INCONTRO ve lo dico.




Bartolo Federico  


giovedì 8 gennaio 2015

Le Cose Che Restano

Anche se era stata una notte oscura e senza fondo, l’avevo usata per riesumare certi souvenir smorti e pieni di polvere. Stralunato, ho aspettato l’alba avvolto in un blues brusco e lancinante di Black Ace. Una cosa che può sembrare disperata e pietosa, ma ci sono piaghe che si ostinano a sanguinare, e non serve a nulla rodersi il fegato cercando una ragione. Così, ho lasciato che quel dolore mi trapassasse da parte e parte, perché è solo la tristezza che resta

C’è una rosa nello Spanish Harlem. Una rosa rara cresce nello Spanish Harlem, è speciale. Non vede mai il sole esce fuori solo alla luce della luna, quando tutte le stelle brillano. Cresce per strada proprio sul cemento. Ma è morbida e dolce e sognante (Spanish Harlem - Ben E. King).  


            Ero tornato a casa e, tentando di catturare un emozione, ho messo un disco. Mi sono seduto sulla mia poltrona e ho ascoltato quelle melodie da Top Ten degli anni sessanta, che mi hanno lasciato un retrogusto amaro. Ho fumato una sigaretta per intero, stando in piedi e guardando fuori dalla finestra il treno delle 21.04 passare in orario. Quando l’ho spenta ho tossito, e con quel rantolo sordo che saliva dal petto ho avvertito l’angoscia prendere il sopravvento. Dalla piccola dispensa ho tirato fuori la bottiglia di bourbon e ne ho bevuto un goccio, ma non bevo più come un tempo, e senza motivo ho riguardato l’orologio. Mi sono seduto un'altra volta sulla poltrona e ho preso un libro, sempre lo stesso. Ed è così che mi sono accorto che certe persone che si sono amate troppo, quando se ne vanno, si portano via tutto, anche quello che non sapevano di avere. Nella stanza ho sentito il profumo di mia madre traforarmi le narici, fino a farmele scoppiare. Quel profumo che sapeva di ciclamino. Spiritato, non ho avuto più nessuna fretta ad uscire dalla nebbia che andava e veniva. Tanto alla fine è  sempre lo sgomento quello che resta.


La malinconia è finita. Alex Chilton aveva solo sedici anni quando cantò con i Box Tops in tonalità maggiore “The Letter”, un brano dalla durata di un minuto e cinquantotto secondi, scritto da Wayne Carson Thompson, che vendette più di un milione di copie e raggiunse il numero uno nelle Billiboard Hot 100. Prodotto nell’American Sound Studio di Memphis nel 1967 da Dan Penn, la canzone fu assai popolare tra le truppe americane durante la guerra del Vietnam. Dammi un biglietto d’aereo. Non ho il tempo per un treno rapido. I giorni solitari sono finiti. Io torno a casa. La mia ragazza mi ha appena scritto una lettera. Verso le dieci del mattino sono uscito e sono stato sbaragliato dal vento di scirocco che seguitava a soffiare da qualche giorno sulla città. Il cielo l’ho smicciato con un occhio solo, era cupo da cima a fondo. Ho preso la macchina e mi sono fermato al bar. Peppino mi ha servito un caffè lungo e corretto con un cucchiaino di panna fresca. Glielo avevo chiesto io per addolcire l’amaro che mi palleggiavo in bocca. Fuori, oltre i vetri sul marciapiede, la gente per via del vento passava piegata. Fu mentre pagavo che mi sono guardato le mani grandi e nodose, come quelle di mio nonno Iano. Sicuramente avevo un aria imbronciata e nella radio della macchina ho messo una canzone che mi aveva sempre soccorso, ma anche lei oggi sembrava insulsa e senza nerbo. 


Ero pallido in quella faccia spigolosa che mi trovavo, e non mi piaceva come la vita mi aveva cambiato. Blood On The Tracks è un disco di Bob Dylan in cui si respira un aria di fallimento, ma anche di grande umanità, di uomini che vengono dalla notte e che hanno troppo stanchezza addosso e fanno una fatica del diavolo a stare in piedi. E allora si fermano e prendono fiato e, quando arrivano insieme alla loro ombra nella prima luce dell’alba, si siedono sui sassi ad aspettare il nulla.C'è un uccello sulla linea dell'orizzonte, su di una staccionata. Sta cantando la sua canzone per me a sue spese. Ed io mi sento proprio come quell'uccello, oh, oh mentre canto solo per te. Spero che tu mi possa sentire, sentirmi cantare attraverso queste lacrime(You're A Big Girl Now).  Ero uscito traballante dalla nebbia e mi trovavo di nuovo per la strada. La musica ha dondolato leggermente sui fianchi e mi ha sorriso da lontano come a uno sconosciuto. Lo stereo della macchina era rimasto acceso e i Box Tops avevano cantato I Shall Be Released”, senza che me ne accorgessi perché il volume era così basso che non l’avevo sentita. E’ anche questa è una cosa che resta. 


         
Quando sono rientrato a casa uno spiffero glaciale mi ha fatto rabbrividire e tremare fin dentro le ossa. Come fece “Soldier Things”, una canzone di Tom Waits, la prima volta che l’ascoltai. Divani e timpani e abiti a coda di rondine. Tovaglie e scarpe di vero cuoio. Costumi da bagno e palle da bowling. Clarinetti e anelli. E a questa radio serve giusto un fusibile. Uno stagnaio un sarto, la roba di un soldato. Il suo fucile e gli scarponi pieni di sassi. “Soldier Things” è il freddo terribile di qualcuno che si trova davanti una vita dentro a una scatola di ricordi di guerra, di medaglie, di sangue . Una vita gettata alla rinfusa in un recipiente, e venduta al monte dei pegni a un dollaro al pezzo. Una canzone di rivolta devastante, al pari di altre molto più blasonate. Una volta qualcuno mi ha detto che anche le prostitute devono fare i figli, se no come nascerebbero i figli di puttana e i governanti? Questo è per il coraggio e questo è per me. E tutto questo vale un dollaro da mettere in questa scatola. 


Avrei dovuto smettere di rimestare nei cassetti, di aprire porte, di spostare oggetti, di starmene lì a farfugliare parole che non trovavo, e proteggere la candela con la mano. Avrei dovuto smetterla di aprire bauli. Mi sarei dovuto semplicemente mettere a dormire ed aspettare le cose che restano. Quando sei un ragazzo tutto ti sembra possibile. Anche a Steve Forbert gli capitò di crederlo. Aveva solo 21 anni e se ne andò attraverso la strada 66 dal Mississippi per raggiungere New York, portandosi appresso l’armonica e la sua inseparabile chitarra acustica. E spero che moriate e che la vostra morte arrivi presto. Seguirò la vostra bara nel pomeriggio opaco. Veglierò mentre siete sepolti nel vostro letto di morte e resterò sulla vostra tomba finché sarò sicuro che siete morti (Master Of War - Bob Dylan). 


            Ero un bambino terribile, di quelli che non si sottomettevano docilmente al volere degli adulti, e mi madre ha avuto il suo gran da fare per tenermi a bada. Portavo gli occhiali e questo era un handicap per me, perché senza urtavo da una lato all’altro. Piuttosto che lasciarti menare, attacca testa bassa succeda quel che succeda, ripetevo tra me e me. Ma avevo scatti d’ira improvvisi e impetuosi da cui era meglio star lontani. Un sanguigno, un istintivo, che si dimenava e tarantellava di fronte alle ingiustizie o a quelle che ritenevo taliC’è di che commuoversi.

Ho finito di bere e sono uscito nuovamente in strada. Ho attraversato lentamente e ho preso la macchina là dove l’avevo posteggiata. Mi sono rifugiato in un bar, ma l’alcool mi fa diventare uno stronzo, allora ho pagato e sono tornato fuori in strada, con un velo di lacrime che mi solcavano il viso. La ragazza di fronte a me mi aveva fatto un sorriso di quelli che dicono tutto. Ma non era serata quella, e bisogna raccogliere le proprie forze quando si è fragili. Aveva preso a piovere e, in men che non si dica, mi sono ritrovato con la testa inzuppata. Ho udito una musica da qualche parte, era come un mozzicone di preghiera. “Heaven Stood Still” me la sentivo ancora che mi scorreva sulla pelle, come un brivido infinito, in quello che resta. Mentre una lacrima svanisce e l’alba asciuga gli occhi di un amante, basta con le lacrime sono andate via.  per sempre. Credo che questo sarà per sempre. Il mio cuore nella tua mano sa che tutto ciò mi appartiene e allora, come un bambino, resto qui mentre il tuo cuore canta dentro di me. Il sogno della mia vita, una notte per l’eternità, il vento che sussurra piano e anche il Paradiso per un attimo si fermò. Un luogo dell’alba sa che tutto ciò mi appartiene, una rapsodia celeste (Heaven Stood Still- Willy De Ville).


   
         Ho lasciato correre la macchina che non è una ThunderbirdTra qualche ora sarebbe stato giorno. Non mi facevo molte illusioni su gli altri, come su di me, d’altronde. John Hiatt, “Bring The Family” anno 1987: E’ un’immagine solitaria di un bicchiere vuoto...di un culo ubriaco che ulula alla luna, sperando che il sole non sorga troppo in fretta (Alone In The Dark). Aveva avuto gravi problemi in quel periodo, John , il fratello e una moglie morti suicidi. Un sacco di complicazioni psichiche l’avevano portato a vivere una vita sgretolata, notturna e desolata che, per tenerla in piedi e non sentirsi troppo solo nel buio, l’aveva affidata al bourbon e alla tossicodipendenza. Questo disco è la rinascita di un uomo attraverso l’amore puro e diretto. Perché è da laggiù che viene la musica, dall’altra parte del fiume, dove il vento è uno sciabordio su quello che resta. Ero proprio un ribelle solitario, di quelli senza bandiera, però. La disciplina che andasse a farsi fottere. Ma dovevo tenere duro per restare tale, dato che ad ogni rovescio d’acqua mi ritrovavo sempre bagnato dalla testa ai piedi. Il tempo, poi, non era servito a nulla. Che andasse a farsi fottere anche il tempo. Una volta è per sempre. “Take It Down”.  Alla fine il giorno si è infilato nel buio ed è arrivato. Mi ero assopito sulla poltrona e mi sono svegliato con la testa che mi scoppiava. Fuori il vento spingeva i rami della palma, piegandoli ma non riuscendo a spezzarli. Ho appoggiato la fronte sul vetro freddo. Il cielo era ancora carico di pioggia. Ho bevuto una caffettiera intera, e per un attimo il cielo si è sgombrato ed è apparso uno spicchio di blu intenso insieme all’arcobaleno. Poi sono andati via insieme. Come due amanti. Anch’io, come chiunque altro, mi porto appresso la scorta enorme di menzogne senza le quali non è possibile difendersi dagli attacchi degli altri. E dunque stringimi nel buio. Possiamo sognare un freddo tramonto, fino all’alba del nuovo giorno, quando fuggirò via verso un tramonto color rossetto (Lipstick Sunset-John Hiatt).


        
    Ho sempre fatto tutto con il cuore. Appunto. Ma è come fare un capitombolo nel buio. Socchiudi le palpebre e farfugli inferocito, guardando in fondo all’orizzonte. Lontani lontani, si vedono uomini senza futuro, ma con un passato. Uomini con occhi pieni di ombre e di pene. Pioveva ancora, anche se non troppo forte, ma non dava alcun cenno di smettere. Bisognerebbe ripartire da zero. Fare in modo che quello che abbiamo vissuto non esistesse. Ho acceso una sigaretta intanto che Otis Redding si prendeva lo sfondo. La sofferenza nel cuore non vuole lasciarmi dormire. Dov’è mai la mia bambina, Signore, dove può mai essere? (Pain In My Heart). Il piano ripeté gli accordi e gli ottoni entrarono brillanti, seguiti dalla chitarra di Steve Cropper che modellava il suo fraseggio alla voce miagolante di Big O’. Ho scrutato il quadrante dell’orologio ma non ho visto che ora fosse. Che importanza avrebbe avuto? Ah! Mondo cane.


Bartolo Federico



lunedì 5 gennaio 2015

Pezzi Di Un Uomo (A me me piace 'o blues)

Oggi è sabato e il tempo è incerto. Dalla mia finestra guardo il sole che sta scemando lentamente dietro la collinetta e sono quasi ubriaco. Il telefono continua a squillare ma me ne sto fermo su questa sedia a cercare di afferrare il significato delle cose che seguitano a sfuggirmi. Così, senza accorgermene, finisco per scolarmi la bottiglia di vino da due euro al litro. Desidero andarmene da qualche parte, è da tempo che voglio cambiare aria perché a stare fermi le cose peggiorano di giorno in giorno. Tengo le palpebre strette, il capo reclinato e intanto penso che non ho mai fatto realmente parte di questa società e che il distacco tra me e il mondo si fa sempre più grande. Ma è solo colpa mia se adesso non riesco più a tenere a bada l’inquietudine. Ho i capelli arruffati e la faccia tirata. Mi alzo e vado in cucina a bere un bicchiere di acqua minerale. Qualcuno suona alla porta di casa, lo mando affanculo, che non mi rompa i coglioni chiunque esso sia. Per il momento ho voglia di dormire e che mi lasci a sudare e imprecare mentre qui da solo impazzisco.  

Cull'uocchie astritte e chino e suonno te resta 'o munno 'mmano e po' l'haje suppurtà cull'uocchie astritte e 'o viento attuorno te vieste e nun saje cchiù che cosa haje raccuntà' E nun ce sta piacere nun ce sta piacere nemmeno a ghi a fà' 'nculo pe' 'na sera (Nun ce stà piacere - Pino Daniele). 


“Deve fare il furbo per riuscire a farcela in questo mondo” mi ripete lo strizzacervelli della mutua. Per un attimo mi guardo allo specchio che sta sulla parete proprio di fronte a me. Il foulard di seta legato al collo è assai simile a quello che usavo quando avevo diciassette anni e di cui allora mi servivo per affrontare i miei primi giorni di pioggia. Ho ancora i capelli lunghi alla Jim Morrison, sono vestito di nero e porto scarpe a punta di camoscio, come quelle che aveva Bob Dylan in una foto scattatagli  durante gli anni sessanta. E mi sento spacciato. Con questa faccia da stupido che mi ritrovo dove vuoi che vada, penso. Forse ad inseguire la pazzia della notte per poi restarmene supino a guardare il soffitto mentre ascolto la pioggia cadere. Lo strizzacervelli mi scuote urlandomi sul viso: “Non c’è posto in questo mondo, se continua in questa maniera”. “Non c’è posto cerchi di capirlo per i sognatori, per chi si affaccia al balcone solo per sentire l’aria del mattino sulla pelle o il tepore del sole. Non c’è posto per chi vuole perdersi dentro un giorno senza tempo. Lei deve pensare a produrre e consumare, lo capisce questo, vero? Non c’è posto per un confuso come lei. Deve prendere posizione avere un leader politico, dibattere cosa è giusto o sbagliato. Anche se poi resta tutto uguale non importa. Deve pensare a migliorare la sua posizione sociale, farsi un abbonamento ad una tele e guardare le partite di calcio. Iscriversi a facebook, cinguettare, farsi una cultura. Leggere gli articoli preziosi e saggi di Severgnini, Aldo Grasso, Ezio Mauro, Concita De Gregorio, Massimo Franco, e Eugenio Scalfari. In estate andare in vacanza con gli amici in barca a vela. Non può continuare a starsene in silenzio e pensare che un goccio di vino rosso, per di più scadente, o una canzone, una frase, uno sguardo, un libro di Bukowski, una carezza, banalità del genere possano cambiarle l’umore e renderla felice. Si faccia coraggio, mister Tristezza, una volta per tutte e accetti la realtà prima di diventare totalmente pazzo”, mi chiosò il dottore 

Giuro che non eri una mia ambizione. Avevo in mente come stemperarmi. Camminai verso il bar e ordinai. Poi presi fuori il ghiaccio, sedetti al sole caldo. Guardai intorno a questa terra nuova. E dopo, oh Cool Blue Long Dark, mi hai rubato il cuore. (Cool Blue Stole My Heart-Joan Armatrading). 
  


Esco dall’ambulatorio con l’inventario delle mie disgrazie, e decido di andarmene a zonzo per la città. Arrivato nei pressi del porto, un gran via vai di militari mi mette in allarme e, siccome sono assai allergico alle divise, nella confusione che si è creata tento di cambiare rotta ma, dopo un occhiata un po’ più attenta, capisco che non ho nulla da temere, che è solo una parata militare in memoria di non so che cosa. Ascolto la fanfara suonare l’inno nazionale, poi mi accendo una sigaretta e sputacchio di lato. Ci sarà sempre la guerra e ci sarà sempre gente pronta a scannarsi. E in quell’istante prendo nota che ho perso l’ultimo scampolo di fiducia, l’ho cacciata da qualche parte ma non ricordo più neanche dove. Forse l’ho spinta in fondo al corpo insieme alla speranza e l’ho mandata giù talmente in profondità che è finita nell’intestino insieme alla merda. “Non scoppierà mai la rivoluzione”, me lo disse il vecchio Charlie, ma io allora non gli credetti. La gente non è disposta a cambiare se stessa. La prima cosa che farebbe durante i tumulti si accapiglierebbe per rubare un televisore, la stessa feccia che li ha avvelenati. Sono un cane solitario, e su questo non ci piove. Uno che preferisce fare tutto da solo, anche ubriacarsi. Sulla strada di casa, da Angelo, il bottegaio che vende il vino sfuso, ne prendo a credito cinque litri e adesso, e solo adesso, nel brusio del mio cervello si apre un varco.

 Mostra qualche emozione. Metti un’espressione nei tuoi occhi. Accenditi se sei felice. Ma se ti senti male, fai scivolare via queste lacrime. Suvvia, prova ad imparare a sanguinare. Quando prendi una brutta caduta. Accenditi se tutto va bene. Ma se va male, lascia che queste lacrime scivolino via (Show some emotion  - Joan Armatrading).



Sly Stone, prima di diventare un divo del rock, lavorava per una stazione radiofonica da dove trasmetteva ogni genere di musica. Da Dylan a Hendrix e James Brown. Questo gli permise di abbattere qualsiasi barriera e di non fissarsi solo con un genere musicale, cosa che generalmente i musicisti fanno. Nel 1969 sale sul palco di Woodstock insieme ai Family Stone e davanti a quell’ immensa platea si esibisce con il set esaltante di I want to take you higher e Dance to the music. Sly Stewart è un tipo difficile, ha seri problemi con la droga (ma chi non li ha in questo mondo!), è stato in carcere ed è pazzo quanto basta. Sul palco è un istrione animalesco e alle volte capita anche che è troppo “fatto” per suonare decentemente. La sua è una sintesi anarchica di musica soul, psichedelica, gospel, i cui intrufola anche della musica latina e della fusion ante litteram. Nel 1971 pubblica There’s A Riot Goin’On, un album di rottura, dove rock, acido e soul la fanno da padroni. Con puro radicalismo e militanza politica si schiera dalla parte dei sopraffatti, ed è strano che accada, ma alle volte succede che raggiunge le vette delle classifiche di vendita. Ha testi duri, questo disco, che parlano di rivolta, della ribellione dei ghetti, della lotta per l’integrazione razziale, del potere nero e del separatismo. ”la mia sola arma è la penna. E mi sento capace di usarla. Sono uno scrittore, un poeta. Le cose che fotografo ogni giorno, le faccio ritrovare in ciò che dico (The Skin I’m In).  Ma tocca anche i temi della disgregazione familiare in Family Affair. Sly, dopo l’uccisione di Martin Luther King, diventa portavoce del suo popolo ed è con questo disco e queste canzoni che lancia un duro attacco all’ordine mondiale dei bianchi. Tutte cose che il pallido, pallidissimo, signor Obama, si sognerebbe di pronunciare anche in una conversazione privata. 



Nel corso della notte mi sono svegliato più volte con l’angoscia che mi attanagliava il cuore. E alla fine ho deciso di non dormire più, tanto i miei incubi avrebbero continuato a perseguitarmi e non me lo avrebbero permesso neppure se avessi voluto. Come chiunque, ho sempre fatto molti errori ma non ho mai cercato scuse o trucchi per difendermi. Forse non ho mai spiegato fino in fondo cosa mi accade dentro, ma è sempre stato troppo faticoso. Così, mi sono sequestrato da solo e sono rimasto in silenzio. Non ho rimpianti per questo, perché dovrei averli adesso che sono come una vecchia abat-jour posata sul comodino ad illuminare i ricordi. Adesso che intorno a me vedo solo i pezzi di un uomo sparpagliati per la stanza. La rivoluzione vi metterà al posto di guida. La rivoluzione non la daranno alla televisione, non la daranno alla televisione. Non la daranno alla televisione, non la daranno alla televisione. La rivoluzione non sarà una replica, fratelli. La rivoluzione sarà in diretta (The Revolution Will Not Be Televised - Gil Scott Heron)Mi sento davvero stanco in questo periodo, sarà che la primavera mi tiene l’umore basso. O, invece, è il fatto che più invecchi più capisci come vanno certe cose e  allora o t’incazzi, oppure ti ubriachi. Io ho scelto di ubriacarmi, anche se sotto la mia crosta il sangue ribolle. Sono circondato da disonesti, bidonari, gente che tesse la tela stando ben attenta che non si apra nessun buco. Tutto è già segnato scrupolosamente per i loro leccaculi, persone abituate all’ingrasso. E tutto se ne va alla deriva. Il mondo è buio e silenzioso. Sono fermo sul baratro quando dal brusio di una radio mi arriva una melodia che ho sepolto sotto cumuli di macerie.

 Lei mi manda lettere d’amore blu fin dalla lontana Filadelfia per ricordare l’anniversario di qualcuno che io non sono più e mi fanno sentire come se ci fosse una taglia per il mio arresto. Mi sono rivisto com’ero anni fa. Adesso sono sempre in fuga e mi sposto in continuazione. Ecco perché ho cambiato nome. E non pensavo mi avresti mai trovato qui (Blue Valentine - Tom Waits).



Nel Bronx un gruppo di ragazzi sta in mezzo alla strada. Hanno l’aria aggressiva. Un uomo nero vestito di nero porta un cappellino di lana e occhiali a specchio. Sta  attraversando con passo veloce il marciapiede. I cugini Bramante lo osservano, seduti su una decapottabile bianca, toccandosi il  cazzo e passandosi uno spinello che è lungo come una tromba. L’uomo nero è un sobillatore, poeta, musicista,  scrittore. Un genio. Uno che non ha mai alzato la bandiera dei vincitori. Chiude gli occhi per un istante. E’ un circo d’anime questa strada. Il jazz è John Coltrane. Il blues e a Jackson, Tennessee. Occhi che tornano a guardare. La poesia è Gil Scott Heron. Un pallido sorriso è lo spettro di un sorriso. Reflection è del 1981 e chi non lo hai mai ascoltato può solo farsene una colpa. C’è polvere e sangue, odio e amore. C’è la rivoluzione, i ghetti pieni di droga, i diritti civili e l’angoscia, quell’angoscia di non farcela. La vita scorre e pulsa, anche dove si spengono i lampioni e non passa più nessuno. E’ come una cicatrice profonda sulla pelle del popolo americano, questa voce. 

 Mattino come principio di un nuovo giorno con tutta la sua luminosa promessa splende prima pallido poi brilla sullo Zimbabwe su El Salvador sulla Namibia sulla Polonia ovunque un uomo osa protestare per un cambiamento. Siamo nati alla mezzanotte del periodo più scuro  ma sicuramente il primo minuto di un nuovo giorno offre… nuova forza (Morning Thoughts - Gil Scott Heron). 



Cammino su e giù per la stanza e tutto mi sembra una fregatura. In cosa si sono trasformati i miei sogni non lo so più. Certo ci sono un sacco di persone sbronze come me a quest’ora della sera. Da dove comincio allora? Forse da quel libro che devo scrivere. Mi riempio il bicchiere mentre una fredda tristezza mi attraversa il cuore. L’ho imparato su me stesso che quando si cammina dal lato infernale non si torna più indietro. È una notte molto buia e sento le sirene nella strada. Credo che lascerò dondolando questa città. 


Come sogni mezzi dimenticati, come una pietruzza nella scarpa. Mentre cammino per queste strade e il fantasma del tuo ricordo e una spina dentro un bacio e il ladro che spezza il gambo di una rosa (Blue Valentine - Tom Waits).



Bartolo Federico 

Tratto da Viaggiatori Nella Notte