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lunedì 13 marzo 2017

Figlio Del Topo Di Velluto

Dopo tanto furore elettrico, una sosta nel vento abbracciati alla polvere, e alle piccole cose del mondo. Per riprendere fiato e ripartire.

sabato 15 ottobre 2016

Una Folata Di Vento



Bè, allora buona notte io me ne vado da qualche parte al chiaro di luna, fra le ombre. A sentirmi fuori squadra per un altro po’. Certo continuo a combattere ma con meno convinzione, con più stanchezza. Lentamente tutto passa in una folata di vento, anche la voglia di avere ragione, di avere giustizia, anche quella passa. Ho tolto il tappo dalla bottiglia, e ne ho bevuto un sorso. Senza compagnia, senza amici, senza nessuno, lì da solo con quella lieve brezza che agitava il mare, e faceva frusciare le canne. Sono rimasto in silenzio, in quel posto, solo per riprendere l’equilibrio. Verso le quattro del mattino sono tornato a casa sgualcito come un foglio logoro, e ho messo una vecchia canzone.
Bartolo Federico

sabato 2 aprile 2016

Uomo Del Silenzio


Che ti succede? Nulla. Avevo solo voglia di starmene sulla strada. Così' mi sono messo tranquillo sulla mia macchina, con quell'aria divina, da perfetto babbeo. Comunque sia è sempre una piacevole sensazione allontanarsi, essere trasportati in un sogno. Anche se alle tre del mattino,resto un solitario guidatore.

venerdì 22 gennaio 2016

L'uomo Che Cadde Sulla Terra

Un album  commovente e tormentato, di un uomo disilluso con il mondo. Mi sembra quasi di vedermi.


giovedì 22 gennaio 2015

Un Blues Moderno(lungo una strada d'oro)

Sulla strada c'è poco traffico. Sono le tre e trentacinque e mancano ancora tre ore all'arrivo. Su quest'autobus della notte mi fanno compagnia quattro anime spiegazzate dalla tristezza. Mentre  dormivano sembravano come dei bambini gettati alla rinfusa in un viaggio senza tempo. Ma sono solo vagabondi che passano la notte sugli autobus, perché non hanno un posto dove andare. Nascosto nel parcheggio di una stazione quel fantasma che gira senza sosta intorno al mondo, è salito anche lui. Con quella silhouette da levriero che sembra quasi un cartone animato, ci ha scoperti inermi, fermi in fondo al quel buio che ci portiamo appreso. Quando l'ho visto ho sbottonato la giacca, perché mi sono sentito a mio agio. Era da tanto tempo che non mi accadeva. Viaggio in compagnia di quella musica che ti scalda il cuore e non ti fa guardare l'orologio, e non mi serve niente. Neanche quel cazzo di iphone. Sarà stato un caso ma quando è salito, l'ho riconosciuto subito il vecchio Bob. Era in perfetto stato quello spirito libero. Beveva del whiskey da una bottiglia nascosta in un pacco di carta marrone. Quando si è accorto che lo stavo fissando, mi ha salutato alzando il suo cappello. Le ore passano lentamente. Su quest'antica autostrada dove tutto è cominciato, il bus viaggia che è una bellezza. Ad un certo punto, abbiamo cantato tutti in coro. E solo allora abbiamo preso coraggio perché non ci siamo sentiti più da soli. La luna in cielo adesso è così piena che illumina il nostro viaggio, come se fosse giorno. Dalla radio esce una musica appassionata, magnetica. L'autista guida rilassato quasi semi sdraiato, sul suo sedile. Si sta proprio bene su questo bus correndo lungo una strada d'oro. Al diavolo tutto.

Bartolo Federico


sabato 30 marzo 2013

Sbroccati poeti & visionari (i tempi non sono cambiati)

La notte era di luna piena e me ne stavo stravaccato sul divano a sprecare il mio tempo. Erano le due e mezza e mi bevevo una birra fredda di frigorifero. Visto che mi annoiavo, per annoiarmi di più giravo i canali della tele, ma in effetti guardavo la parete e mi adattavo alla situazione.

Ecco, l’altro giorno sulla tranvia c’erano due tipe di quelle che se la tirano alla ” toccami Ciccio che la mamma non vuole”, che parlavano tra di loro ed io, che non avevo niente da fare (è un periodo nero per il mio lavoro ), origliavo i loro discorsi che andavano da quale modello di macchina era più trendy , al parquet della stanza da letto, che faceva chic cosi hanno detto,alla tenda da cambiare. Sapete com’è, non tutti hanno voglia di parlare di chissà cosa e poi la colpa era mia che stavo li a spiare.

Le due si sentivano stressate a pensare a tutti i regalini da comprare e da mettere sotto l’albero, ma il dilemma più grande era quale vestito mettersi per la notte di San Silvestro. Me l’ero voluta, non c’è che dire. Poi una fa: “ sai io e Giorgio abbiamo deciso di partire dopo le feste, faremo un viaggio come ai vecchi tempi con il camper come facevano i figli dei fiori. L’ho letto su “Chi” che è di gran moda, la prima tappa sarà Cortina”. Fu a quel punto che sobbalzai e mi venne un conato di vomito perché la linea del tram faceva pena e stavo per cadere di sopra alle tipe che mi guardarono con fare schifato, quasi fossi un sopravvissuto alla guerra del Vietnam.

Allora mi tenni stretto al corrimano e alle mie piccole cose. Era proprio vero: vivevo in un altro mondo con la mia macchina scassata e quel che restava dei miei capelli lunghi e delle mie utopie. Dei miei viaggi senza meta, magari lunghi solo 50 km, per ascoltare qualche cd ( prima le cassette) perché certa musica quando viaggia è un’altra cosa che sentirla al chiuso di una stanza, davanti a un camino con un brandy in mano o, ancora peggio, nelle cuffiette di quegli orribili apparecchi dove ci metti dentro centinaia di canzoni e alla fine non ci capisci più niente.

Già li sento i progressisti darmi del nostalgico, che i tempi sono cambiati, che il mondo va avanti, che sono un reduce di un sogno mai avverato. Vero, tutto vero, ma non mi do per vinto perché se un emozione è buona una volta sola ed è difficile replicarla a volte succede, come quando su strade già percorse ho incontrato i fratelli Felice. Li mi è tornato in mente il Dylan magnetico di Moonshiner e cosi il miracolo di non sentirmi più solo e quel senso di appartenenza si è riappropriato di me per qualcosa che ancora resiste, che tiene duro e che, nonostante tutto, non sono riusciti a far sparire. 

Allora penso che di sbroccati visionari poeti il mondo è pieno e il mio viaggio ricomincia di nuovo su quelle tracce magari piene di polvere e ragnatele a cercare di rovesciare le regole di un mondo che ci vuole tutti uguali. E quando accade non è nostalgia la mia o quella di tanti altri . No non è nostalgia, ma la consapevolezza che fin quando ci sarà qualcuno disposto a mettersi in gioco anche solo con se stesso e su quelle strade selvagge che fioriranno i sogni e le speranze di molti di noi.

Bartolo Federico