lunedì 27 maggio 2013
mercoledì 22 maggio 2013
Facciadiluna
Cucito
con le ombre della notte, scrutava la strada che si dipanava davanti ai suoi
occhi. La luce del quadrante della radio illuminava di arancione l’abitacolo, e
Facciadiluna pensò a dove potersi rifugiare. Tornare indietro non gli era più
possibile, era finito sotto tiro e quella pausa di sospensione per l’evento
finale lo aveva del tutto inghiottito in un respiro profondo. Alle volte la
vita è davvero complicata, pur rompendosi in brandelli quel faro di luce pare
che resti sempre acceso sulle nostre piccole miserie. La radio stava per
trasmettere musica per i perdenti, così annunciò lo speaker che prosegui dichiarando
che quella notte era a tutti loro dedicata. Facciadiluna strizzò gli occhi per
non farsi sopraffare dal sonno e accelerò leggermente. If you ever change
your mind. About leavin', leavin' me behind. Oh, oh, bring it to me. Bring your
sweet lovin'. Bring it on
home to me, oh yeah. Aveva
cercato in tutti i modi di tenere lontano il buio, ma il buio era arrivato
ringhiando. Forse occorre davvero
avere molta attenzione e parsimonia per estinguere una vita. Molta di più di
quella che le circostanze casuali ci mettono per appiccarne la scintilla. E
cos’hai alla fine del giorno? Cos’hai da portar via? Una bottiglia di whisky e
un nuovo set di bugie persiane alla finestra e un dolore dietro agli occhi.
L’aveva
ritrovato per caso quel vecchio portafoglio, come in una caccia al tesoro
rovistando nella stanza, era saltato fuori e insieme a questo quella lettera
d’amore mai spedita. Ci aveva infilato le mani tastando dentro quel
rigonfiamento ed era venuta alla luce ingiallita e spiegazzata. Se la passò tra
le mani come un mazzo di carte finché il suo viso non diventò bianco come le
pareti della stanza. Eccola lì, quasi fosse stata la cosa più importante del mondo.
Indietreggiò alla maniera di un ubriaco, inciampando sul tappeto, e gli parve
di sentirsi come se l’avesse finita di scriverla in quell’attimo. Un Romeo pazzo d'amore canta una serenata dalla strada. Lasciando tutti
malinconici con la canzone d'amore che ha fatto. Trova un lampione fa qualche
passo fuori dall'ombra dice qualcosa del tipo:"Tu ed io, piccola, che ne
dici? Concentrato in quei pensieri prese in pieno la
buca sbattendo il muso sul manubrio. Accostò sul ciglio della carreggiata e
controllò che l’auto non avesse subito danni. La sorte questa volta era stata indulgente.
Risalì in macchina e ragionò che era molto meglio togliersi dalla strada perché
stava rischiando più del dovuto. Anche se intorno non vi e anima viva, quando te
la svigni la prudenza non è mai troppa. La camera dell’hotel Imperial era come
quella di tante pensioni a buon mercato sparse per il mondo. Un letto di legno con
la formica marrone scorticata e annerita dal tempo. Una lampadina sotto un
paralume di lamierino e un armadio di legno lo stesso colore del letto. Si accomodò
sulla sedia e si accese una sigaretta. Poi si tolse il cappello. Non mi serve la tua compassione chi fugge dice che le strade non sono più
per i sognatori I cacciatori di taglie e i fantasmi che vendono ricordi vogliono
anche loro una possibilità.
Dischiuse gli occhi in preda agli
incubi che era ancora in quella stanza orribile con la luce della lampada
accesa. L’aveva sognata che lo accoltellava, aveva visto le sue mani e la lama
del coltello trafiggerlo. Il suo vestito si era macchiato del sangue che davanti
usciva copioso dal suo ventre. Lei continuava a fissarlo con quegli occhi
freddi aspettando solo di sferragli il colpo di grazia. Erano stati insieme
molte volte, avevano fatto l’amore in maniera selvaggia, e anche feroce, fino a
perdersi. Ma la paura gioca brutti scherzi e riesce a trasformare due amanti in
perfetti estranei. Quello era il suo unico amore, un amore alla rovescia. Era una
solitudine senza fine, la loro. Melanie Jane non
proverà dolore. Triste triste. Occhi tristi, viso triste. Triste triste a casa
tua. Pensavo di sapere tutto quel che c'era da sapere E io ti amo ancora. Ti
amo ancora. Dopo un po’ l’amore, come
molte altre cose, finisce di ardere, rimuginò azionando la manovella dello
sciacquone del bagno e guardando l’acqua scendere giù nel buco nero. Prima di
rimettersi a letto, inghiottì un lungo sorso di bourbon dalla fiaschetta.
L’alcol era la sua cintura di sicurezza, il suo antidoto per il panico. Solo
che andando avanti in quel modo alla fine la sua mente si era annebbiata e non
sapeva più come distinguere i sogni dalla realtà. A
volte sono sopraffatto. quando ci ripenso facevamo l'amore sull'erba verde
dietro lo stadio con te, mia ragazza dagli occhi castani. Tu, mia ragazza dagli
occhi castani.
Restò riverso sul letto in preda alla confusione senza arrivare in
alcun modo a fare chiarezza dentro di sè. La radiolina accesa sembrava che gli
stesse parlando e tastandogli il polso con il sax di John Coltrane che
suonava Violets for Your Furs. All’improvviso ti aggrappi ad una speranza, ad una nuova possibilità di
salvezza. Non tutti lo sanno ma, mentre si affonda, si continua a nuotare
muovendo spasmodicamente i piedi e spostandosi dal nulla verso il nulla. È
banale dirlo, ma nasciamo come moriamo, sempre soli. La roba doveva arrivare lunedì notte, ma un imprevisto
fece rimandare la consegna. Gino Il Verme lo avverti dopo due giorni dell’arrivo
del carico inviandogli un messaggio sul telefonino con cui gli indicava anche l’ora
e il luogo dell’appuntamento. Il giorno convenuto si preparò di buon’ora ed uscì
da casa prima del solito. Aveva come un presentimento e gli era venuta voglia
di farsi un giro in città. Non aveva paura per quello che avrebbero dovuto
fare, non aveva nessuna paura delle sue azioni. Erano altre le cose che lo
annientavano, che lo lasciavano annichilito e senza speranza. Continuava a
correre, correre, senza fermarsi. Era quello il suo vero problema: raccogliere
i cocci. Quel gesto lo avrebbe semplicemente
distrutto. Come una vecchia pendola con il quadrante rotto ma con i meccanismi intatti,
seguitava a girare nel vuoto. Lo speaker con voce gentile presentò un nuovo
brano e un ondata di gelo lo percorse. Sono l'innocente
spettatore Mi sono in un certo modo bloccato tra l'incudine e il martello E sono giù nella mia
fortuna, sì sono in basso nella mia
fortuna Beh io sono giù sulla
mia fortuna mi sto
nascondendo in Honduras sono
un uomo disperato Invia avvocati, armi e denaro la merda ha colpito il
ventilatore
Stavano nascosti da tutte le parti i piedipiatti
quella notte. Avevano circondato il porto e acceso i fari e loro erano finiti
in trappola come dei babbei. Ma qualcuno di certo aveva parlato, era tutto sbarrato
tranne quella via di fuga che in pochi conoscevano, un tunnel sotto la banchina
del porto. Gli agenti spararono in aria qualche colpo di pistola, ma la banda era
composta da gente dura e spietata, abituata a ben altro per lasciarsi intimorire
da quattro botti, esplosi al cielo come alla veglia del santo patrono. Stava
quasi per incanalarsi per poi sparire nel cunicolo, quando l’agente gli urlò da
dietro “non ti muovere, sei sotto tiro, fermati cane rognoso!”. Tenendo le mani
larghe si girò lentamente. Poi per un lungo istante si guardarono in faccia. Cosa
poteva fare adesso? Dove poteva scappare con quella luce negli occhi che lo accecava
e la canna della pistola che lo mirava? Ma tornare dentro sarebbe stato peggio
di morire e allora era meglio prendersi un colpo di rivoltella dritto in mezzo
agli occhi, ragionò con distacco. Dici ancora le tue preghiere tesoro mio? Vai
ancora a dormire la sera? Pregando che domani tutto andrà bene. Ma i domani si
mettono in fila In fila uno dopo l’altro Ti svegli e stai morendo Non sai
nemmeno per che cosa. Gli bastò quell’occhiata per capire che quel gonzo
era un pivello e che probabilmente quella sera era la sua prima volta. Il
rischio che correva, però, era alto. Il tipo avrebbe potuto fare fuoco per un nonnulla.
Ma proprio di questo non è che gliene importasse molto.
Se lo era chiesto spesso per quale
ragione i suoi pensieri non erano mai stati lucidi. Di sicuro lo avrebbero
aiutato a sentire meglio quella presa, agguantarlo e spingerlo verso il baratro.
O forse era sempre stato solo un morto che camminava dentro la vita! Con un
balzo improvviso disarmò il poliziotto, gli sferrò un colpo sulla nuca, ma solo
per stordirlo e avere il tempo di scappare. Non voleva fargli troppo male, era
solo un ragazzino che aveva visto troppi telefilm alla tv e di certo a casa c’era
qualcuno in ansia che lo stava aspettando. Alle dodici e dieci della notte
sgattaiolava nel buio e in quel momento alla sua stazione radio preferita
ascoltavano: Lonesome Dark-Eyed Beauty.
Ad
una solitaria bellezza con gli occhi scuri, su una strada lontana Mi sono
svegliato tardi da un sogno l’altra notte e volevo dirti quando ti senti sola
quando le pareti si rompono intorno a te
quando hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a guarire il dolore dentro
il tuo dolore
Lei si era girata per andarsene
quando aveva capito di che pasta era fatto. Lui l’afferrò da dietro le spalle, ma
era come un gesto di preghiera, di supplica, affinché non andasse via. Un tentativo
di tenere con sè l’unica persona che avrebbe potuto salvarlo. Erano due strade
che si erano incrociate e per un po’ diventate una cosa sola. Ma quella maledetta
paura li aveva separati. Quella paura di non farcela, di dovere giustificare
sempre tutto e tutti, si era trasformata in rabbia e man mano in odio. Stava piovendo fin
dall'inizio ed io ero lì che morivo di sete così sono entrato e la tua
antica maledizione ferisce ma quel che è
peggio è questo dolore Non posso restare qui è
chiaro che proprio non ci riesco.
Riempì il bicchiere fino a tre
quarti. La radio a pile sempre accesa sul comodino borbottava un blues di John Lee Hooker. L’avevano visto
insieme quel film di Jean-Luc Godard Fino All’Ultimo Respiro, uno dei
titoli mitici della Nouvelle Vogue. Gli era sembrato di assomigliare a Michel Poiccard, il protagonista. Un pazzo che per sopravvivere si era tuffato nella
notte mescolando realtà e sogni. Una vita che aveva un doppio fondo, di chi
vuol vivere senza limiti e si spinge sempre oltre fino ad azzerarsi. Proprio
come era successo a lui. Lampioni brillano lungo le strade un inquietante pomeriggio viola di ladri e di
sbirri che sempre ti fermano e ti chiedono che cosa stai facendo. Pensavano
che fosse stato Facciadiluna a fare quella soffiata alla polizia. l’unico della
banda a non essere stato arrestato quella notte al porto. Adesso gli davano la
caccia amici e nemici, tutti insieme. Ma da quando quel giorno lei lo aveva
lasciato lì da solo a guardarla andare via, il resto non contava più nulla.
Faceva
strada con la radio accesa e la musica di Eddie
Cochran a palla. Dopo la curva a gomito guardò la linea bianca di mezzeria.
Abbassò il finestrino ed accese una sigaretta. Nella brezza gentile sentì l’odore
del suo corpo perforargli le narici. Ormai lei era un ossessione, forse era questo il
motivo del suo ritardo ad agire. I'm gonna
raise a fuss, I'm gonna raise a holler About a workin' all summer just to try
to earn a dollar Every time I call my baby, and try to get a date My boss says,
"No dice son, you gotta work late" Sometimes I wonder what I'm a
gonna do But there ain't no cure for the summertime blues. Sul rettilineo il posto di blocco della
polizia era ben visibile. Facciadiluna scrutò il cartello per capire dove si
trovasse. Era nuovamente pronto a colpire senza esitazione. Proseguì a rilento
fino che non arrivò a cento metri da loro. Quando gli intimarono di fermarsi afferrò
la pistola e, brillando di pioggia, diede gas. Gli agenti non ebbero alcuna esitazione
e spararono diverse raffiche di mitra. L’auto sbandò a destra e poi a sinistra per
schiantarsi dentro un fosso. I due poliziotti si avvicinarono guardinghi, schiusero
la portiera e con le torce illuminarono l’abitacolo. Sul quel volto solo un crespo
sorriso.
Bartolo Federico
On the radio
1. Bring it on home to me-Sam Cooke
2. Private Investigations- Dire Straits
3. Romeo and Juliet- Dire Straits
4. Tom Traubert's Blues - Tom Waits
5. Lonely - Tom Waits
6. Brown Eyed Girl - Van Morrison
7. Violets for Your Furs - John Coltrane
8. Lawyers Guns And Money - Warren Zevon
9. Point Blank - B. Springsteen
10. Lonesome Dark-Eyed Beauty - Willie Nile
11. Just Like A Woman - Bob Dylan
12. Dusty Road John - Lee Hooker
13. Billboard Of The Moon - Dirk Hamilton
14. Summertime blues - Eddie Cochran
lunedì 20 maggio 2013
John Martyn – Bless the Weather (1971) (Remastered – 2005)
Richard Thompson – guitar
Smiley DeJonnes – percussion
Beverley Martyn – guitar, vocals
Danny Thompson – double bass
Tony Reeves – double bass, bass guitar
Ian Whiteman - keyboards
Roger Powell – drums
sabato 18 maggio 2013
Nobody Wins: Stax Southern Soul 1968-1975 (2012)
2. The Charmells – I’ve Done It Again [03:26]
3. Charlene & the Soul Serenaders – Love Changes [03:51]
4. The Soul Children – Move Over [02:54]
5. Chuck Brooks – Hold On This Time [03:29]
6. Jimmy Lewis – Where Was He? [03:09]
7. Sir Mack Rice – Nobody Wins Til the Game Is Over [03:03]
8. Freddie Waters – Groovin’ On My Baby’s Love [02:43]
9. Eddie Floyd – Stealin’ Love [03:50]
10. Inez Foxx – Crossing Over the Bridge [02:51]
11. Bettye Crutcher – Make a Joyful Noise [05:02]
12. William Bell – Lovin’ On Borrowed Time [03:55]
13. Willie Singleton – Two Fools [03:17]
14. Ollie & the Nightingales – You’re Leaving Me [02:49]
15. Sylvia & the Blue Jays – The Fault Is Not in Me [02:43]
16. Mable John – Shouldn’t I Love Him [02:28]
17. Johnnie Taylor – Will You Love Me Forever [02:55]
18. Calvin Scott – I Never Found a Girl to Love Me Like You Do [02:39]
19. Jimmy Hughes – Let’em Down Baby [02:38]
20. Shack – A Love Affair That Bears No Pain [04:05]
21. Little Milton – Woman Across the River [04:09]
lunedì 13 maggio 2013
sabato 11 maggio 2013
Sperduto Nel Diluvio
Scese
dall’auto e prese a camminare come faceva tutte le notti. Gli piaceva
guardare i marciapiedi e le luci delle vetrine e gli piacevano quelle
solitudini che arrancavano per le strade. Sentì la rivoltella con
l’impugnatura di gomma che gli premeva sullo stomaco. Non si era mai
fidato delle pistole automatiche, aveva paura che si inceppassero.
Sempre solo come un cane bastardo, considerò. Ma i silenzi a volte fanno
un po’ di bene, specie quando i ricordi si induriscono e non hanno più
gusto a pensarli. Tutto in un colpo s’invecchia.”Beh, saltai, girai
in tondo, sputai in aria, caddi in terra. Gli domandai quale fosse la
strada del ritorno a casa. Disse:prendi la destra al lampione vai sempre
dritto finché è notte, e poi, ragazzo, sei solo. (Blinded By The Light - Bruce Springsteen).
Da
bambino con suo padre ci passava un sacco di tempo. Lui amava
raccontargli le storie di quei musicisti del Mississippi che avevano
viaggiato sulle strade impolverate. Storie che conosceva bene, essendo
stato un appassionato di blues, ma anche un bravo chitarrista. Nel
soggiorno seduto, su quel vecchio divano di velluto scolorito, prima gli
cantava qualcosa, poi si accendeva un sigaro e, riempiendosi il
bicchiere di uno strano miscuglio alcolico, con voce bassa prendeva a
parlare. Per lui quei minuti e quelle ore, passati insieme a suo padre,
erano stati momenti preziosi che aveva cancellato dalla mente dopo che
questi morì. Una sera si era addormentato e non si era più risvegliato.
Da allora Rocco con quella pena nel cuore si inasprii e, aspettando
l’occasione che non arriva mai, s’incamminò sulle cattive strade. E
non rimane altro che del sangue dove cade il corpo, cioè niente che si
può vendere, solo cianfrusaglie all’orizzonte, un vero saluto da
bandito. E dissi ”hey ragazzo! Credi che sia olio, è sangue ”mi chiedo a
cosa pensasse quando è incappato in quella tempesta:o era solo sperduto
nel diluvio? (Lost In The Flood - Bruce Springsteen)
Il 12 novembre del 1909 a Houston nel Mississippi nacque Booker Taliaferro Washington White, il primo di cinque fratelli. Bukka,
come fu soprannominato, fu la raffigurazione vivente del dolore. Un
uomo sensibile, lacerato nell’animo dalla vita durissima che condusse.
Le sue vicende umane rispecchiarono in pieno la sua musica. Suonava un
blues feroce, viscerale, capace di strapparti la carne di dosso e
ridurti il cuore a pezzetti. Cantando con voce possente ed emozionale,
ti scuoteva i sensi. Il suo fu il blues della solitudine, della fatica
di vivere, del freddo interiore, di quelle anime che hanno sempre
vissuto nella penombra bluastra del silenzio, agitandosi nell’anticamera
dell’inferno.
Era
invecchiato senza accorgersene. Camminava ogni notte per la città per
rifiatare almeno un po’. In periferia dove era nato, le luci non erano
uguali a quelle del centro. Le ciminiere delle fabbriche avevano scurito
i muri delle case e c‘era melma e puzza di piscio dappertutto. Il
cielo, poi, era grigio come se vi fosse stata applicata una pellicola
che l’offuscava. Si rese conto che lo avevano relegato a vivere in una
grossa fogna, ad annerirsi sotto un sole artificiale. “Ero il re dei vicoli, potevo parlare un po’ sboccato.
Ero il principe dei poveri incoronato là, fra i mendicanti, ero il vero
profeta dei magnaccia, tenevo tutto sotto controllo. Un giocatore da
bassifondi che poteva perdere solo la sua fortuna.” (It’s Hard To Be A Saint In The City - Bruce Springsteen).
Del quartiere era diventato il boss. Con la galera aveva anche
conquistato il rispetto della paura, ma certamente non quello degli
uomini. Gli anni passati dentro quelle quattro mura, però, lo avevano
reciso come il gambo di una rosa, indebolendolo invece di temprarlo. Non
sapeva perché era successo, ma era andata così.
Bukka
White solo con la musica non riesce proprio a sbarcare il lunario, per
cui si vede costretto ad andare a lavorare nei campi di cotone. Ma il
richiamo del blues resta sempre forte dentro di lui e, non appena
possibile, scappa per andare a suonare nelle bettole o nelle feste.
Così, ben presto riprende il cammino. Intorno agli anni trenta arriva a
Memphis dove riesce a farsi apprezzare dalla comunità nera. Qui viene
notato da un figlio di puttana come ce ne sono tanti sparsi per il
mondo, un certo Ralph Limbo, un talent scout che possedeva un negozio di
dischi e che, con la promessa di lauti guadagni, gli fa incidere dei
pezzi per la Victor sotto il nome di Washington White, brani che restano
per lo più inediti. La grande depressione rende la vita difficile a
chiunque e Bukka White deve darsi da fare se non vuol morire di stenti.
Per questo motivo fa i lavori più disparati, dal lattaio allo strillone,
dallo sguattero allo spazzino, fino a diventare un giocatore
professionista di baseball nel campionato di colore e tentando anche una
carriera nel pugilato. Ma il diavolo è girovago e non ti dà il tempo di
fermarsi. Si sposta ad Aberdeen e, finalmente, riesce a liberarsi del
contratto con la Victor che non gli ha fruttato un centesimo. Succede
però che, durante la solita lite, Bukka spara ad un uomo e lo uccide.
Fugge ma viene presto catturato e mandato in prigione. Dopo poco tempo,
tuttavia, riesce a evadere e a rifugiarsi a Chicago dove incide anche
alcuni brani: Shake em on down e Pinebluff Arkansas. Nuovamente
catturato, è condannato a sette anni di lavori forzati e viene inviato
nella peggiore delle galere, la più dura, la più violenta, quella Parchaman Farm in Mississippi, che solo ad evocarne il nome mette terrore.
Giudice dammi la vita stamane a Parchman Farm. Non voglio odiare così,
ma ho lasciato mia moglie nel dolore. Oh, buona moglie, ciò che hai
fatto è tutto andato. Ma spero che un giorno potrai udire il mio canto
solitario. Ascoltate. Non voglio dire nulla di male se volete far bene,
meglio star fuori da Parchman Farm. Cominciamo a lavorare al mattino,
proprio all’alba, fino al tramonto. Questo accade quando il lavoro è
finito, io sto a Parchman Farm, ma vorrei tornare indietro a casa dove
spero un giorno di sopraggiungere. ( Parchman Farm Blues - Bukka White)
Doveva
stare attento alla polizia, non voleva finire nuovamente dentro. Quella
era l’unica cosa che gli faceva davvero paura, non avrebbe resistito
più di un giorno questa volta. Ogni uomo è un anello del mondo, ma lui
cos’era? Forse solo un bersaglio che passeggiava nell’oscuro della
notte. “la notte era buia, ma il marciapiede illuminato e foderato
della luce di vita notturna. Dalla finestra di un appartamento una radio
suonava a pieno volume. Girato l’angolo, tutto ammutoliva
improvvisamente. Entrai così nella decima avenue fuori gioco, la decima
avenue fuori gioco. Sono solo, completamente solo. E tu, ragazzo,
dovresti diventare un personaggio, sono solo, assolutamente solo, e non
riesco ad andare a casa. (Tenth Avenue Freeze Out - Bruce Springsteen).
Si era costruito una reputazione nel peggiore dei modi, con la violenza
e i soprusi, scegliendo la parte sbagliata del mondo. Ma, se non altro,
sapevi chi era. Non come i nostri governanti. Si era rifugiato
nell’oscurità e poteva contare solo su se stesso. Come una bestia feroce
si mimetizzava in modo perfetto, pronto a colpire la sua preda. Ma,
adesso, ondeggiava nella risacca, come una foglia già caduta lentamente
giù da un albero. Adesso aveva occhi che ballavano di nostalgia.
E’ solamente uno l’errore che ho fatto. Restare in Mississippi un giorno di troppo. (Traditional).
La prigione di Parchaman, che è pari ad un campo di concentramento, è
il regno della violenza e della crudeltà. Bukka White ci trascorre due
anni ed è attraverso la musica che riesce in qualche modo a lenire
quelle atroci sofferenze. Si esibisce per gli altri detenuti cantando e
suonando i suoi blues che sono divenuti aspri e durissimi, perché
esprimono tutto il dolore e lo sconforto della sua anima. In quel
periodo registra insieme al musicologo Alan Lomax, inviato nel
terribile penitenziario, alcuni brani per la Biblioteca del Congresso.
Poco dopo quell’evento, viene liberato. Bukka, però, è ferito,
traumatizzato dai suoi spettri che sono la prigionia, l’alcool e
l’ossessione della morte. Adattarsi alla libertà, in queste condizioni
psicologiche, non gli è per niente facile. Mi sento strano, Signore,
credo che morirò. Mi sento strano, Signore, credo che morirò. Beh, non
mi importa di morire, ma non sopporto di dover lasciare i miei bambini
in lacrime. Guardo lassù quel terreno per la sepoltura. Guardo lassù
quel terreno per la sepoltura. Sembra molto solitario, Signore, quando
il sole tramonta.(Fixin’To Die - Bukka White)
Una
brezza che pareva venisse dall’inferno, lo investi in pieno viso mentre
camminava a testa bassa, là in fondo alla notte. Era molto tardi e la
strada era silenziosa come un cimitero. Salì in macchina e il motore al
primo giro di chiave rombò. Accese la radio ed alzò il volume : ”E guido un auto rubata in una notte buia. E dico a me stesso che andrà tutto bene. Ma corro nella notte e viaggio col timore di sparire nell’oscurità. (Stolen Car - Bruce Springsteen).
Si sentiva come se gli avesse fatto schifo, all’esistenza. Non aveva
niente di cui parlare, perché non gli capitava più nulla che lo
interessasse. Avrebbe voluto uscire da quel business, ne aveva
abbastanza di quella vita, ma come fare? Alla fine ne sarebbe valsa la
pena? Se lo chiedeva intanto che l’auto sfilava lenta nelle strade
deserte. Occorreva ritrovare il coraggio perduto, ripartire dalle
stradine laterali. Aveva come la percezione che tutte le cose che aveva
tenuto dentro, per tutto quel tempo, fossero uscite all’improvviso e si
fossero messe tutte insieme a parlargli. Ma, questa volta, voleva capire
fino in fondo quello che avevano da raccontargli.
Dopo
Il servizio militare Bukka White torna a Memphis, dove vive insieme a
un suo secondo cugino un certo Riley B.King (in seguito sarà conosciuto
col nome di B.B. King), il quale apprende molto dalle
vicissitudini umane di quel parente assai sfortunato. Ma, come succede a
tutti i diseredati del mondo, Bukka scompare dalla circolazione. Nel
1963, un appassionato di blues ,il virtuoso chitarrista John Fahey riscopre questo enorme talento. A dirla tutta, l’anno precedente, fu il giovane Bob Dylan,
incidendo Fixin’ To Die Blues nel suo disco d’esordio, a riaprire la
passione per questo dimenticato randagio. Un contratto per la Arhoolie
di Cris Strachwitz e varie esibizioni nei folk club fanno crescere
l’interesse per il suo blues. Ma lui resta un uomo dolorante, la vita lo
ha enormemente devastato e quel terrore profondo per tutto quello che
ha visto e subito è troppo difficile da cancellare. Le sue canzoni
restano un patrimonio per chiunque voglia conoscere l’autenticità del
blues di strada. Canzoni che sono alla pari di quelle di Robert Johnson, Charlie Patton, Tommy Johnson o Blind Willie Mc Tell.
Canzoni dimenticate dai più, che provengono dal profondo del cuore di
un uomo arrivato in cima a tutto quello che di brutto può capitare.
Riscoprirle significa toccare il suo dolore e quello di un intero popolo
esule.
“Ricordati,
Rocco,” concluse suo padre: “quando la tua pena non ti risponde più,
quando si scivola, si sbanda, bisogna ritornare lì dove tutto ha avuto
inizio, dove tutto ricomincia, anche solo per piangere”. Tutti hanno
un segreto, Sonny, qualcosa che non possono affrontare. Alcuni passano
la vita cercando di mantenerlo. Se lo portano dietro a ogni passo che
fanno, finché un giorno lo abbandonano, lo abbandonano o si lasciano
trascinare a fondo, dove nessuno fa domande o ti guarda in faccia troppo
a lungo, nel buio ai margini della città. (Darkness On The Edge Of Town-Bruce Springsteen)
Bartolo Federico
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