Ormai tengo solo poche cose quelle
essenziali. Mi sono messo a scrivere di malavoglia così tanto per fare
qualcosa. Fuori la notte è tranquilla senza un alito di vento, e neanche la
pioggia. Ma tanto non è più il momento d’ingannare nessuno, neanche me stesso.
Passo il tempo a leccarmi le ferite con una smorfia triste e la bocca amara.
E’ tutto relegato in squallidi confini, nelle solite tiritere giornaliere, in
inutili liti, complicanze, astute slealtà. Romantico o no, sono rimasto fottuto
e solo. Il tempo non lascia scampo. Si finisce nella routine giornaliera, nel
silenzio di noi stessi. Si diventa incomprensibili. Mercenari dell’anima. Ma anche
se il cielo diventa scuro ti senti addosso quello smarrimento rabbioso, di chi
ha perso del tempo prezioso e ha lasciato che le cose lo sovrastassero. Mi sono
girato e ho tossito ne è venuto fuori un rantolo sordo. Nessuno si ricorda più
di Lee Clayton un fuorilegge che ha
scelto di ritirarsi dietro le sue palpebre pesanti. Il ricordo mi ha fatto
venire delle fitte allo stomaco, e un tremolio sul labbro. Ho sentito le sue canzoni e sono sicuro che
possano piacere ancora a tanti. Anche a quelli che non hanno nulla a che fare
con me. Poi ho acceso la radio mi sono illuso che da un momento all’altro
qualcuno suonasse Caravan. Ho alzato
il volume ma nessun la,la,la,la, è venuto fuori. Allora ho riguardato il video
del concerto di The Last Waltz che
la Band tenne nel 1976, al Winterland di San Francisco. Un concerto maestoso,
pieno zeppo di star del rock ripreso dal regista Martin Scorsese, reduce dal successo di Taxi Driver. La cosa migliore di quel concerto però è stata Van The Man, insieme a una toccante The Weight cantata con gli Staple Singers, e una strepitosa The Night The Drove Old Dixie Down. Il
resto è buono ma senza troppe emozioni, almeno per me. Qui nel mio buco ho
acceso un’altra sigaretta, con il mozzicone della precedente. Ho risentito ancora un
paio di vecchie canzoni, ho bevuto un sorso di vino, restando nell’ombra con le
cose essenziali.
Bartolo
Federico
