venerdì 13 marzo 2015

Andiamo Non Importa Dove

Quando ho letto quel beato di Jack Kerouac avevo appena compiuto sedici anni, ed ero in viaggio dentro me stesso. Solo che non lo sapevo. Lo aveva citato John Cipollina chitarrista dei Quicksilver Messenger Service in un’intervista al Mucchio Selvaggio, e mi si era  illuminato qualcosa. La parola “magica” che era andare, accese quella combustione interna che mi spinse verso quelle cose che sembravano appartenermi anche se non le conoscevo. I miei genitori quell’estate, e per la prima volta nella loro vita, erano partiti per visitare l’Umbria. All'improvviso, mi ritrovai padrone della piccola casa al secondo piano di un’anonima palazzina situata in un villaggio di periferia a nord della città. Con indosso quella frenesia per leggere On The Road il libro che aveva spinto John a partire verso San Francisco, quella mattina presi il sette sbarrato (l’autobus di linea) e mi recai in centro città, per comprarne una copia. Ancora oggi ingiallita e malinconica è sempre con me. Mi rinchiusi in casa per giorni e giorni, leggendo quella poesia. Poi euforico di parole, colmo d'emozioni, m'infilai anch'io sulla strada. Quell'inquietudine, quella rabbia, quella pazzia che mi possedeva, trovò un appiglio sotto i cieli del west, tra ubriaconi e stracciati di ogni tipo. Avevo immagini e suggestioni che volavano alte nel cielo, di uomini disperati e nostalgici, ma anche struggenti. Un tributo d'amore per la vita. Erano solo illusioni sul mio cammino, ma senza quelle non c'è l'avrei mai fatta. Fu così che cominciò la mia esperienza sulla strada. Dove il mondo cambia. Dove tutto finisce e ricomincia. Con gli occhi sgranati e meravigliati, che palleggiavano nel vento, mi sono messo in gioco. Bastava che un emozione fosse vera, per partire senza alcuna meta in compagnia di chi non si addormentava mai. Mi sono perduto come uno sciocco ingenuo, insieme a quelli che non sbadigliano, che non parlano per luoghi comuni, ma bruciano, bruciano, bruciano. Mi sono lasciato convincere ma non aspettavo altro. Stamattina ho indosso quella vecchia smania che mi ha sempre fottuto l’esistenza. Ho guardato la valigia riposta sotto il letto, e ho capito che certe pagine dentro di te non si chiudono mai. Ho messo in vendita la casa dove abito da venticinque anni. Una casa modesta, comprata in cooperativa, ma che non sento più mia. Le cose si deteriorano, marciscono, e alla fine bisogna ricominciare sempre daccapo per proseguire questo viaggio di sola andata. "Perchè sta succedendo qualcosa qui, ma tu non sai cosa" cantò Dylan in Ballad Of A Thin Man. E allora l’interrogativo per sentire di stare sopra a questa vita rimane sempre lo stesso. Andiamo, non importa dove

Bartolo Federico






martedì 10 marzo 2015

Lunghezza D'onda

Ogni volta che queste canzoni hanno suonato, mi è sembrato che tutto fosse scritto in musica. Qui ho imparato a cantare Nananana e Sha la la la, e tutto ha preso forma. Si sono prese cura di me queste canzoni, e non era facile. È una storia di gente umile, di chi ha perso l’orientamento, e non riesce a trovare il cammino perduto. La storia di un uomo solitario, in cui si finisce per immedesimarsi. Non se ne sono mai andate via. Mai. Eravamo in tanti allora, e tutti ubriachi di vita. Nella notte ci siamo sporti in avanti come a vedere cosa c’era dall’altra parte della strada. Abbiamo sentito La Musica, e quel cantante con il bicchiere in mano ci ha fatto segno di scendere. Dopo ha messo la bottiglia sul tavolo, e tutti abbiamo bevuto. I musicisti stavano già suonando.

Bartolo Federico








sabato 7 marzo 2015

Alzatevi Ribellatevi Non Arrendetevi

Quella notte non riuscivo a prendere sonno e rimasi sdraiato al buio. Mi sentivo solo, e nello stesso tempo bruciavo dalla voglia di liberarmi di tutte quelle cose che mi soffocavano l’esistenza. La pioggia che batteva sul tetto della casa, sembrava suonasse un tempo in levare. La stanza era un gran casino, i miei vestiti erano sparsi un po’ ovunque, e l’aria era viziata dal tanfo di whiskey e fumo. Mi alzai e andai al bagno, quando tornai, mi sedetti sulla sedia vicino la finestra. La fuori c’erano un sacco di uomini che avevano gli occhi pieni di follia. Spostai la tenda, e vidi un senzatetto che con le sue poche cose attraversava la strada. Troppa gente vive nei bidoni della spazzatura, in baracche con i tetti in lamiera, o in eternit. Hanno creato le tendopoli, per tutti quei giovani fuggiaschi che arrivano dall’Africa. In questa terra che è un ammasso di rifiuti, c’è ancora bisogno di una musica ribelle, che scuoti le coscienze, che diffonda i veri problemi della gente, delle disuguaglianze, della povertà. Musica minacciosa, che entri in conflitto, sfidando e resistendo al potere. Migliaia di giovani schiavi sono in fila. Ogni volta che sento lo schiocco della frusta, mi si gela il sangue. Ricordo la nave degli schiavi, e come hanno martoriato la mia anima nera.(Catch A Fire) Un tempo nella mia stanza, all'improvviso, sono arrivati un sacco di guerriglieri. Gente che proveniva dai sobborghi incendiati di Londra, come quelli di Kingston. Scorreva nelle strade del mondo quel rock di Trenchtown, misto a del rozzo reggae. E non mi sono più sentito solo in compagnia di tutti quei Rude Boys. Una musica esplosiva e vitale mi aveva raggiunto. Era il loro dono per rompere finalmente i confini. Dopo la musica era nuovamente per strada. Bastava accendere una radio gracchiante e girare la manopola.  Sangue e fuoco lascia che arda.

Bartolo Federico 


mercoledì 4 marzo 2015

Cose Vecchie Che Sembrano Nuove

Me ne vado per la mia strada con qualche figlio di puttana. Misi in moto l'auto, imboccando la strada, e mi allontanai. Ho guardato il suo volto dallo specchietto mentre scivolava lontano come un palloncino, ed ho udito le parole del suo addio perdersi nel vento. Bye Bye, Baby surrender to me. 

domenica 1 marzo 2015

Bollettino Delle Emozioni 6 (al bar da Gino)

La sera passata a casa di Nino “Cipudda” con Mimmo “Funcia”, Pippo “Cucù’“, Mario “Puddicinu” e in compagnia di un vinile di Albert King che come disse Bill Graham era il più grande, il più grosso, il più cattivo, della triade dei bluesman elettrici, ci avevo dato dentro di brutto con la vodka. Cosi quella mattina facevo i conti con i postumi della sbronza, ma anche con me stesso. Le cose nella mia vita non erano andate per come avrei voluto e sperato, ma non potevo manco lamentarmi troppo. Alla fine sbarcavo il lunario ed ero stato abbastanza fortunato a ritrovarmi ancora vivo e vegeto. Certo qualche rotella nella mia testa non aveva mai ruotato nel verso giusto, ma sfido chiunque a trovare in giro una persona sana di mente. Il bere ti aiuta quando il mondo diventa triste e scuro. Quando pensi che tu ti stia consumando in questa vita, invece di vivere. Che se ne dica l’alcol diventa terapeutico. Ti fa credere che non tutto è privo di senso. Anche se dopo con il mal di testa, e una certa nausea, te ne resti da solo a rimuginare e meditare. Mi ero svegliato con quei pensieri che mi frignavano nel cervello, che mancava un quarto alle undici. Dopo aver fatto i miei bisogni e infilato sotto la doccia, mi ero tolto la barba bianca che mi ornava il viso profumandomi con la lozione al mentolo che avevo comprato al supermercato. Stavo considerando che non mi sentivo troppo male, quando il telefono iniziò a squillare. Alzai la cornetta e all’altro capo del filo per un attimo ci fu soltanto silenzio. Stavo per rimettere giù, quando la voce tenera di Tonyilpoeta mi bloccò. “Sai Bart siamo tutti fregati. “Non c’è scampo per noi”. “Siamo destinati a una sopravvivenza mediocre. “Diamo la caccia a quello che non avremo mai”. “E giorno dopo giorno va sempre peggio”. Senza proferire parola riagganciai. Non era quello il momento per ascoltare certe elucubrazioni. Neanche un minuto, e il telefono riprese nuovamente a suonare. Tony doveva essere in pieno miraggio esistenziale, ma quella mattina non avevo spazio per ascoltare chicchessia. E non risposi più. Tanto pensai ci saremmo visti l’indomani sera al bar da Gino. Mi accomodai sulla sedia di legno e sorseggiai il caffè, che tenevo in mano. Dopo mentre mi vestivo presi a canticchiare.

Hey Joe, dove stai andando con quella pistola in mano Hey Joe, ho detto dove stai andando con quella pistola in mano. Sto andando a uccidere la mia vecchia signora. Sai, l'ho trovata in giro con un altro tizio. Sto andando a uccidere la mia vecchia signora. Sai, l'ho trovata in giro con un altro tizio e questo non va bene.


Ciao tesoro! Cosa ti porto? Mi chiese con tono seducente Maria Elena la cameriera del bar Crystal, prima che montassi di servizio. La osservai in quel suo faccino bianco e paffutello, e mi resi conto per la prima volta da quando frequentavo quel posto che non era per niente male, con quelle tette che gli esplodevano dal maglioncino attillato, e quel culetto tondeggiante che metteva ben in mostra. A insistere a guardarla mi venne duro. Non sapendo a quel punto cosa fare accesi una sigaretta e mi allontanai alla chetichella. Quel pomeriggio dovevo ramazzare e candeggiare, le scale A, B, e C di un grosso condominio. Era anche il giorno delle sorprese. “Tutto Brilla” la ditta per cui lavoravo mi aveva affibbiato una nuova compagna. La tipa si era infilata le cuffiette del telefono nelle orecchie e da quando era arrivata non faceva altro che masticare chewing-gum. Ogni tanto mi tirava uno sguardo che sapeva di schifo. Come dire: sembri uno sfigato mostruoso. Per un po’ la lasciai fare lavorando di buona lena. Ma siccome alle volte sento la voglia di fare lo stronzo decisi di fargliela pagare. Dapprima iniziai con cautela a farle qualche complimento per il suo modo di operare. Siccome la cosa non attecchiva più di tanto, gli chiesi cosa stesse ascoltando nelle cuffie. Questo trucchetto al novantanove per cento funzionava sempre. Difatti lei cambiò subito espressione, e iniziò a parlarmi con entusiasmo di Jovanotti e del suo ultimo disco, che ascoltava ormai da giorni. Mentre continuava a parlare sostenendo cose strabilianti su quel cazzone, frugai nelle tasche cercando il pacchetto di sigarette. Ben mi stava. Era tutta colpa mia, me l’ero cercata. Ero stato punito a dovere. A un certo punto non sapendo come fermarla, le chiesi se conoscesse Johnny Cash. Mi guardò stranita, cascando letteralmente dalle nuvole. Johnny chi…? Fu in quel preciso istante che partì di quarta e gli spiattellai tutto quello che pensavo del suo mito. Che era stonato come una campana, e che solo in Italia che è un paese del cazzo, potevamo avere una simile schiappa in cima alle classifiche. In altri posti lo avrebbero preso a pietrate. Non c’era nessuna ragione perché questo demente, che è anche di una noia mortale, continuasse a incidere dischi. Erano le tre e mezzo del pomeriggio e stavamo per finire di pulire la scala B, quando lei scoppiò in un pianto a dirotto irrefrenabile. Neanche questo però riuscì a fermarmi. Continuai impassibile a inveire con tutti gli epiteti che mi passavano per la mente, contro quel cazzaro. Ero davvero un bastardo, un degenerato senza cuore. Cristo santo pensai. Come mi ero ridotto. Ero davvero impazzito. Poi incominciai a tremare e a sudare. Lei terrorizzata scappò via. Terminai di pulire la scala B, percorsi il corridoio e raggiunsi la scala C. Il delirio era terminato.

C’è un killer sulla strada. Il suo cervello si sta contorcendo come un rospo. Goditi una lunga vacanza. Lascia giocare i tuoi bambini Se dai un passaggio a quest’uomo, il dolce ricordo morirà. Killer sulla strada.(Riders On The Storm)


Ero un perdente. Non c’era motivo per essere stato così cattivo, riflettei mentre tornavo a casa. Ognuno si ciba di ciò che vuole, di quello che gli procura più piacere. Non ero nessuno per giudicare gli altri. Non era colpa sua se non conosceva quel vecchio degenerato di Johnny Cash. Non lo conoscono in tanti, eppure sono appassionati di musica. Mica puoi fargliene un torto. O peggio ancora metterli alla fucilazione. Certe cose sono più serie di quanto sembrano. Non ero orgoglioso di come mi ero comportato. La verità è che se in questo mondo non hai la grana in tasca, non sei nessuno. Solo quella ti offre la libertà. Il resto sono balle! Anche con la musica funziona in questo modo. Aveva ragione lei. Probabilmente non volevo capire, e rassegnarmi a una musica omologata. Buona per chiunque. Come sempre brancolavo nel buio. Una pena tira l’altra. E’ difficile rendersi simpatici agli altri. Uno ci prova cerca di stare attento con le parole, balbetta per non ferire nessuno. Poi a un tratto gli eventi ti sommergono. Il tuo inconscio reagisce a quelle provocazioni silenziose e latenti, che ti feriscono. Ed esplodi. E’ un fatto naturale. Alla fine si resta soli. Ero davvero invecchiato in malo modo. Non puoi cambiare un gioco che va avanti da secoli. Soltanto battendo le mani. Troppo complicato. Un vero inferno. Ma le canzoni non sono uguali per tutti. A me piacciano quelle lente e scure. Quelle che raccontano della vita, delle menzogne, della vergogna, dei poveri, dei derelitti. La gran fatica dell’esistenza. Le canzoni che provocano, e ti fanno urlare, per quanto orrore ci trovi dentro. Un’allucinazione. Non ci tiene nessuno a sapere la verità. Hanno l’orticaria, le persone alla sincerità. Gli basta una canzoncina allegra, per giustificare tutto. Ne va della loro igiene mentale. Ma in mezzo a questa follia, ci sono anche quei baci rabbiosi, e i silenzi, le paure, la notte, certi sguardi, e quel treno per tornare a casa. Bisognerebbe imparare a vedere le cose con i propri occhi, e non con quelli degli altri. Mi sono girato pensando che ci fosse qualcuno che mi stesse seguendo. Mi ero stufato di correre. E’ un mondo bizzarro. Eppure ti prende sempre quella voglia di andare a vedere un po’ più in là, di ritrovarti tra le macerie.

Hey Joe, ho detto e adesso, dove te ne andrai? Adesso dove te ne andrai? Hey Joe, ho detto adesso, dove te ne andrai? Dove, dove andrai? Be', scava Andrò a sud, verso il Messico va bene! Andrò a sud, a sud dove posso essere libero, nessuno mi troverà Non ci sarà nessun boia, non mi metterà una corda intorno al collo farai meglio a crederci adesso devo andare. Hey Joe, è meglio che ti muova arrivederci a tutti Hey Joe, uhh vattene via.


Dovevo mantenermi in un equilibrio stabile. Del resto m’importava assai poco di tante cose. Facevo fatica a superare certe notti, e certi ricordi. Ruzzolavo nel precipizio di me stesso, nelle mie paure. Ormai da tempo non avevo più l’abitudine di dormire profondamente. L’inquietudine era sempre più padrona della mia esistenza. Chi non dorme ha difficoltà a fare tutto. “Queste cose sono venuto a sapere”. E’ una canzone di James McMurtry contenuta in Complicated Game il suo ultimo disco. Canzoni di rock’n’roll per uomini soli e impolverati, folli e normali. Cose vecchie che sembrano nuove. Non c’è ne sono poi così tante in giro. Me li sono prese così come sono arrivate. Per difendermi. Prima di andare a dormire. Quando entrai in casa mi sentii come se fossi entrato nella mia tomba. Tanto c’era silenzio. Accesi la luce della stanza, e quel crescente smarrimento che provavo, si fece ancora più forte. Forse dovevo trovare il coraggio, o la disperazione, per scappare via per sempre da quella città. Mi sono preparato da mangiare. Un panino con una fetta di pollo arrostito. Ci ho bevuto una birra grande ghiacciata. Ero confuso non sapevo più un cazzo. Dovevo rimettermi in riga. Dovevo riflettere. Bevvi un sorso lungo e generoso di whiskey, direttamente dalla bottiglia. Dopo feci una pausa inspirai, espirai, cercando di gettare via l’ansia che mi attanagliava. Alle volte ci sentiamo perseguitati da qualcosa. È un modo come un altro, per nasconderci dai nostri fallimenti.

Cammino lungo i binari, ho le lacrime agli occhi; sto cercando di leggere una lettera da casa. Se questo treno mi porta con sé sarò a casa domani sera, perché sono a novecento miglia da casa mia e odio il suono di quel fischio solitario. Impegnerò il mio orologio, la mia catena, il mio anello d'oro col diamante; se questo treno mi porterà con sé sarò a casa domani sera, perché sono a novecento miglia da casa mia e odio il suono di quel fischio solitario.

La notte era tranquilla, il bar Gino quasi pieno. Al tavolino seduto con Tony oltre alla solita combriccola si era aggiunto Liborio “Cinquemani” un appassionato di musica inglese degli anni sessanta. Erano già tutti alticci, quasi sbronzi. Eccoti finalmente, dichiarò il poeta. Ho annuito pensoso. Non durerà Bart continuò guardandomi negli occhi, niente dura per sempre. Alla fine passerà anche quest’angoscia che ti schianta. Stanne certo. Mi metteva un po’ a disagio sentirglielo dire. A questo stavo pensando l’altro ieri mattina quando ti ho telefonato. Ho fatto spallucce come per scusarmi. Qualcuno furbescamente ha cercato di cambiare argomento. Chi preferite i Beatles o i Rolling Stones? Io non partecipo a queste stronzate dissi ad alta voce. Già ne ho combinata una delle mie, e non intendo ricadere nello stesso errore. E raccontai l’accaduto. Risero tutti prendendomi bellamente in giro. Sei un irresponsabile mi grido alzando il bicchiere Peppe “Briscola”. M’inchinai bevendo in un fiato il boccale di birra rossa. Dopo Tony recito una poesia di Montale, e per qualche istante calò il silenzio.

Spesso il male di vivere ho incontrato era il rivo strozzato che gorgoglierà l'incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

E’ facile rispondersi da soli. Delle cose cui teniamo di più, un bel giorno cominciamo a parlarne sempre meno, dobbiamo quasi sforzarci. Finiamo per averne le scatole piene di tutti e di tutto. Non ci teniamo più ad avere ragione. A che serve? Ti viene lo schifo a lungo andare. Ti viene sempre meno voglia di restare anche con gli amici. Allora devi inventarti trucchi e scuse, cambiare il repertorio. Ma quanto potrà durare?

Hey Joe, ho detto e adesso, dove te ne andrai? Adesso dove te ne andrai? Hey Joe, ho detto adesso, dove te ne andrai? Dove, dove andrai?

Bartolo Federico