giovedì 19 marzo 2015

Dannato Stasera Non Piangere


Il bar Cosimo all’ora di pranzo era pieno di impiegati, indaffarati a mangiare insalate, e qualche arancina al ragù. Vite ordinarie quelle, con le loro preoccupazioni e le proprie ansie. Persone normali, con progetti, speranze e probabilmente qualche sogno cucito chissà dove. Avevo cercato riparo dai miei silenzi, e dai miei blues, standomene assorto davanti a un bicchiere di vino rosso. Troppi punti deboli, troppe lacune si erano aperte dentro di me. Girai gli occhi e incrociai lo sguardo di una ragazza col seno grosso che si toccava i capelli. Lei mi guardò ammiccando con un piccolo sorriso. Non era brutta, ma di sicuro non era il mio tipo. Troppo muscolosa e con le spalle larghe per i miei gusti. Guardai attraverso il vetro del bar e, chissà perché, cercai quelle risposte che non arrivano mai. Un ragazzino con un cappello alla Mingus entrò ridendo. Capivo di non avere più risentimenti verso nessuno, ma di essere ancora in qualche modo vulnerabile, come quando ero giovane. La vita è fatta di incontri alle volte insignificanti, altre volte così devastanti che ti cambiano per sempre. E mi rividi spostarmi per quelle strade buie e silenziose, con i cartelli arrugginiti e sbattuti dal vento. Quelle strade abbandonate, circondate da immondizia e puzza di piscio, che ci si smarriva non appena svoltavi l’angolo. Alcuni di noi sono predestinati alla salvezza, altri alla dannazione. Dal pacchetto di sigarette tirai fuori una Benson &Hudges che strinsi tra le dita, ma non accesi.


  Avevo sempre cercato di fare del mio meglio. Tuttavia i giudizi che mi davo un tempo, mi sembravano meno spietati di quelli di adesso. In compenso non mi preoccupavo più di come andavano le cose. Mi incuriosivo solo dei miei continui cambiamenti. “Nessuno è innocente, nessuno. Ficcatelo bene in testa”. Senza motivo, mi erano tornate in mente le parole urlatemi da Gilda in quel pomeriggio da cani. Lo avevo imparato a mie spese che, quando le situazioni prendono una brutta piega, è inutile che uno cerchi di spiegare. Noi uomini, prendiamo ciò che ci fa più comodo. Siamo abituati ad usarci perché dopo un po' l’amore finisce e, in seguito, anche l’odio che nutriamo. Un altro esule entrò nel bar. Camminando di sbieco e ordinando una birra, si accomodò. Era una giornata di quelle che non si sa perché, ti senti scoglionato, annoiato, irritato, ma sapevo che avrei fatto bene a restarmene sobrio. “C’è un casino dappertutto” mormorò ad un tratto, l’uomo che si era seduto proprio dietro di me. “ci si sente come in prigione”, continuò. Ed era come se mi stesse leggendo nei pensieri. Mi girai lentamente e lo guardai per un lungo istante dritto negli occhi, come a volergli scrutare fin dentro l’anima. “Non lo so, e non è che m’importi molto” risposi, mentre un cellulare iniziò a suonare una musichetta del cazzo. Non avevo fame, né freddo, né sonno, niente. Non sentivo niente. Vidi il cielo annuvolarsi e mi chiesi fino a che punto dovevo precipitare, prima di fermarmi.


  Mi aggiravo per le strade portandomi appresso un oscurità così densa, che potevo tinteggiare le pareti di un palazzo. In quel silenzio, l’autoradio della macchina sparava raffiche di sax, tanto forti da impedirmi di sentire le mie stesse urla. Amavo il suono del sassofono, era come se ascoltassi il respiro profondo di certe anime dilaniate, che facevano musica nella tempesta. John Coltrane è una luce negli occhi, una sensazione fantastica, tremendamente rara. In The Dark You Can Love This Place mi ha sussurrato una notte distogliendo accuratamente lo sguardo, Barzin. Ho trattenuto le lacrime, per non farmi inondare fin dentro le orecchie, e capire quanto ero ridotto male. Gilda quando c’eravamo incontrati, mi aveva guardato da dietro il fumo di una sigaretta, e questo bastò per farmi perdere l’orientamento. Era come se una voce mi dicesse, che era lei che stavo cercando. Ma ora che c’è l’avevo di fronte, non sapevo che fare, e le dissi soltanto : ciao bambina, con una voce greve e lenta. E subito dopo iniziò a diluviare. E piovve per un bel pezzo. Poi  rimasi in silenzio, inquieto come un sospiro. Ma queste cose mi erano successe in un'altra vita. Come spesso accade i nostri destini si erano separati, e niente e nessuno avrebbe potuto farmi tornare sui miei passi. Ho canticchiato un blues mentre salivo le scale di casa, dove non mi aspettava più nessuno. Con gli occhi spalancati nella penombra, ho acceso lo stereo, fumando, e cercando di non farmi prendere dallo sconforto. Erano passati anni, secoli, mesi, giorni, ore, minuti, da quando ci eravamo lasciati, ma certe cose, non si erano ancora sbiadite. Il telefono gettato sul pavimento prese a suonare, lo guardai ma non risposi. Lei di sicuro non mi stava cercando. Ho acceso la lampada che faceva una luce fioca, per cercare nello scaffale un disco che non trovai di Blind Blake, uno dei padri fondatori del blues. Un viaggiatore misterioso di cui non si sa praticamente nulla. Di quest’uomo solitario è rimasta un'unica foto. Eppure negli anni venti era una star della musica. Suonava un blues tecnico e riusciva a tracciare con la sua chitarra un crossover ante litteram, che amalgamava lo stile ragtime, con il blues e il jazz. Anche il burbero reverendo Gary Davis lo omaggiò. Lui così avaro di complimenti verso gli altri musicisti. 



I morti hanno sempre gli occhi tristi. Anche Nick li aveva quando è spirato per un tumore all’esofago. Per come era fatto, avrebbe preferito di gran lunga una pallottola dritta in testa, che quell’animale dentro a divorarlo. Aveva appreso sin da subito di essere spacciato e di non avere via d’uscita. E non deve essere stato facile. Il diavolo poi ci mette sempre lo zampino e sembra che goda. Anche quando chiedi: quanto tempo mi resta dottore ? Lui sogghigna. Alla fine, all’ultimo istante, avrebbe voluto alzarsi da quel cazzo di letto che lo inchiodava e camminare, camminare. Prima di tirare le cuoia avrebbe voluto bestemmiare, imprecare. Andarsene in giro senza meta, come faceva quando cercava di raccattare i cocci della sua pazza vita. Ma si sentiva debole e stordito, ed aveva una paura fottuta. Siamo tutti strambi noi uomini. Mi alzai e mi versai un bicchiere di Chivas. Il whisky andò giù morbido. Mi ricordai di quando lei era seduta sul divano e sfogliava distrattamente una rivista. Aveva recuperato il pacchetto delle sigarette e si era accesa una merda di MS. A guardarla nel suo jeans attillato aveva un bel culo, ma anche delle belle tette. Per tutto il giorno aveva sapientemente evitato il mio sguardo. Forse era un modo per non farsi venire qualche rimorso. Suonai qualcosa con la chitarra per ritrovare il coraggio. Aveva due splendidi occhi ed eravamo diventati tutt’uno. Non c’era spazio per nient’altro. Lo dico adesso che non posso più ingannare nessuno, tantomeno me stesso. È stato questo che alla fine ci ha fregato. Avevo smesso di dare importanza ai suoi misteri, come lei ai miei. Non potevamo continuare ancora ad ingannarci. Me ne sono tornato nell’oscurità, come un blues greve di Mark Lanegan.


I light a lonely woman's cigarette. We start talkin' bout what we want to forget. Her life story and mine are the same. We both lost someone and only have ourselves to blame. But here I am again...(Misery And Gin-Merle Haggard)



   Le armi e i duri non mi sono mai piaciuti. Neanche i mercenari e certi sbirri. C’è gente che legge troppi libri, altri nemmeno uno. La vita alle volte è crudele, e si comporta come un romanzo da due soldi. Sarò un romantico, ma esiste un altro modo per stare su questa terra. Ne sono certo. In quello mio, non ci sono né vincitori, né vinti. Perché capita ad ognuno di noi che qualche porta si chiuda, e anche se questo ci lascia quel retrogusto amaro di nullità, si può sempre ricominciare, da qualche altra parte. Sempre. La cattiva stella prima o poi tramonta. Bisogna solo sapere aspettare. Certo ci vuole una infinita pazienza, ma ne vale la pena. L’ho appreso dal blues questo, che non vive nel mondo della luna. Pur con una gamba di legno Furry Lewis se ne andava in giro per il sud del Mississippi, aggregandosi al fianco di imbroglioni e truffatori, che seguivano le carovane dei minstrels e dei medicine show. Aveva perso la gamba in un incidente ferroviario, ma tutto questo non era riuscito a fermare la sua vivacità, la sua voglia di vivere. Suonò insieme a  Gus Cannon  e Will Shade, per le strade di Memphis, entrando anche a  far parte della Memphis Jug Band. Ma di musica non sempre si campa, e allora inizia a lavorare come spazzino, e lo farà per oltre quarant’anni. Per non gettare del tutto il suo talento, alla sera suona nei battelli a vapore che attraversano il grande fiume, e al mattino va a ripulire le  strade della sua città. Suonare a questo songster, gli ha reso più sopportabile la sua dura esistenza. L’ha fatto anche Night Moves con me. Una canzone che  conserva il sapore di tante cose che ho perso lungo il tragitto. Ho pensato a lei ascoltandola. Ai suoi seni, al suo desiderio, alle sue speranze, alla sua avidità. Me ne sono rimasto seduto sul divano, mentre fuori aveva preso a piovere. 


We weren't in love oh no far from it. We weren't searching for some pie in the sky summit. We were just young and restless and bored. Living by the sword. And we'd steal away every chance we could. To the backroom, the alley, the trusty woods. I used her she used me. But neither one cared. We were getting our share.(Bob Seger)


Ha piovuto per un bel pezzo. Mi sono fatto del caffè e fumato qualche sigaretta nella piccola cucina. Al lavoro l’indomani, ci sarei andato anche a costo di strascicarmi per strada a tentoni. È solo quando non hai più una cosa, che te ne accorgi di quanto era importante. Misi un disco di rock duro, grintoso, di quelli che sparano raffiche di chitarra a mitraglia. Tanto per stordirmi un po’. La mattina uscì presto di casa. Era un alba fresca e senza particolari pretese. Prima di andare via, ho lasciato tutte le luci dell’appartamento accese. Così da darmi la sensazione al mio rientro, di non essere solo. A quell’ora del mattino le strade erano deserte. Un barbone dormiva dentro l’ atrio del portone. Cercai di non disturbarlo. In strada camminavo veloce e con le mani infilate nella tasca della giacca. La Folie cantavano gli Starnglers nel 1981. Un autre endroit, une autre vie. Eh oui, c'est une autre histoire. Mais a qui tou raconter? Chez les ombres de la nuit? Au petit matin, au petit gris. Combien de crimes ont ete commis. Contre les mensonges et soi disant les lois du coeur. Combien sont la a cause de la folie. Parce qu'il ont la folie. Mia zia Marianne sentiva le voci, e vedeva cose inesistenti. Alle volte diceva che erano sul muri, altre sul pavimento, qualche volta non ti riconosceva nemmeno, perché eri tu la cosa strana. Se ne stava per ore seduta immobile sulla sedia. Ogni tanto rideva e si toccava i capelli, e si stringeva i seni, fino a farsi male. Beveva vino rosso a litri, e fumava all’inverosimile. Troppe notti difficili. Alle volte avevo paura, una paura tremenda, che potessi uccidermi. Ma forse c’era molto suggestione in me. Ogni tanto tornava normale e passavamo dei bei momenti. Poi anche quegli attimi svanirono, e la dovettero rinchiudere in un manicomio. John Trudell è un indiano Sioux . Quando venne nominato portavoce dell’American Indian Movement, si rese protagonista di un gesto di protesta contro le autorità americane, per le atrocità commesse nei confronti dei nativi americani. Sui gradini del J. Edgar Hoover Building di Washington bruciò la bandiera a stelle e strisce. Dodici ore più tardi, sua moglie, i suoi tre figli, e sua suocera, morirono in un incendio nella riserva di Paiute Shoshone in Nevada. La cosa resterà senza colpevoli, anche per il rifiuto dell’ FBI di indagare sul caso. John Trudell inizia a comporre poesie, e  nel 1985, quando incontra Jesse Ed Davis, un indiano Kiowa che suona con Clapton, Dylan, Lennon e Jackson Browne, le sue poesie diventano musica. AKA GRAFFITI MAN è un grido di dolore, un blues profondo, un vento di guerra. Ci sono cose che nessuno può uccidere. Hanno crocifisso gli uomini buoni, gli hanno strappato le unghie dei piedi, e delle mani. Gli hanno tolto la lingua di bocca. Poi li hanno sgozzati nella notte, con un taglio preciso alla giugulare. Ma questi uomini continuano ad urlare. Puoi sentire le loro grida… li senti?.. li senti? … tra gli scrosci di pioggia? Senti la loro tristezza? Eccoli, sono arrivati con la loro carrozza.
Il cuore degli uomini è la cosa più difficile da vedere. Dannato stasera non piangere.


Bartolo Federico














domenica 15 marzo 2015

Quando La Città Cade Nella Notte

Giorno e notte Sento la sua pelle è sottile e bianca come latte condensato. Chiusi gli occhi e lei svanì, come la seta bruciata. E ciò che resta è stato come qualche tuono caduto. E le mie labbra sono incatenate; piene di vuoto stupore. Ma le stelle dicono bugie, e accecano l'unico avvertimento. E quando il buio muore, non c’è più niente.(Day And Night – Jim Carroll)


Alle volte, le uniche cose ad avere la luce sono le stelle. Il resto sembra avvolto dalle tenebre. Dopo una gincana tra le auto dei clienti posteggiate sul marciapiede entrai nel bar-tabacchi l’unico a quell’ora della notte ad essere ancora aperto. Dei ragazzi seduti sugli sgabelli vicino alla vetrina vestiti come Eminem, bevevano birra e ridevano. Comprai un pacchetto di Winston, un accendino zippo, ed uscì. Nella penombra una donna e un uomo camminavano abbracciati, poi s’infilarono nell’hotel con l’insegna bianca in fondo alla strada. Le cose che fai passano e se ne vanno senza che tu te ne accorga. Ma nessuno di noi è in grado di sapere quello che uno farà, e neanche dove andrà a finire. Il più delle volte ci passiamo sopra a questo mondo, quasi inosservati. Capita pure che un giorno ci si svegli e ci si senta traditi, e non si riesca più a trovare le parole. Senza rendersene conto, senza lotta, ci consegniamo agli eventi. Rabbrividendo. Tornai a casa e restai per un pezzo alzato guardando fuori dalla finestra. Dopo mi distesi sul letto con la radio accesa ascoltando il notiziario della notte. In strada non c’era quasi più nessuno. Passava solo qualche macchina. L’ho amata. Poi all’improvviso tutto è peggiorato, ed è andata via. La vita può cambiare così velocemente e in un modo repentino che in un primo tempo non ci fai neanche caso, tanto si è distratti dalla casualità dell’accaduto. In seguito ci sente storditi e si finisce a testa in giù. Dentro una ballata rock scura e dolente. Come quelle di Lee Fardon.

Era sbucato all’improvviso dalle nebbie londinesi, quel ragazzo con il cuore pieno zeppo di sogni e canzoni che trovavano ispirazione in Dylan ,Van Morrison, e Lou Reed. Il suo disco Stories Of Adventure uscito nel 1981, aveva suscitato l’attenzione di tutti quelli che si erano ritrovati per strada traballanti, è fuori moda. Gente che non aveva ancora acquisito la forza della saggezza per fermarsi di botto. In quei solchi c’era quella smania di andare a vedere i colori della notte, insieme a tutti quelli che si sentivano con le spalle al muro. Canzoni che sono come una cicatrice ruvida. Che hanno il colore bluastro del livido di una brutta botta. Pochi accordi per ricamare un sound roco e struggente. La voce profonda di un uomo che guarda la vita andare a rotoli, ma che cerca anche un modo per salvarsi. E ti batte direttamente sul cuore. Questo disco fragile e forte nello stesso tempo, racconta la sua rabbia, e la nostra malinconia. Lei mi aveva detto: Non era così che mi aspettavo che andasseMi spiace ma non posso più stare con te. Udii la porta sbattere nient’altro. Alle volte le cose finiscono tutte in una volta.


I miei genitori non divorziarono, ma era come se lo avessero fatto. Mia madre non faceva niente per non far trasparire l’odio che covava per mio padre. Ma il più delle volte s’ignoravano. Era stata una vita di sopportazione da parte di tutti, che aveva prodotto un accumulo di rancori e di disprezzo. Perché lo avevano fatto? Me lo sono chiesto un mucchio di volte. Ma non ho mai trovato una risposta. La mattina presto di buon ora ero seduto in cucina. Avevo fatto il caffè e con una tazza fumante in mano, me ne stavo a scrutare i pensieri. Al di là dei proclami del governo, e di quello sparacazzate, c’era molta gente a spasso e le cose peggioravano di giorno in giorno. Non avendo niente da fare, dovevo solo trovare un modo per passare la giornata. Come molti cercavo di tirare avanti, ma alle volte mi frullavano cattivi pensieriPer distogliermi accesi il computer, e ascoltai una playlist musicale che mi ero fatto qualche tempo prima. La prima canzone era The Have Nots degli X. 

Questa è la gara che è in atto mentre tu giochi. Come ci si sente ad avere la propria bottiglia di whisky accanto al bancone. Come ci si sente a giocare a carte con le cameriere, mentre loro lavorano.


Quella mattina andai a trovare la moglie del mio amico Massi. Lo avevano arrestato dopo che una notte aveva forzato una finestra, ed era entrato in un supermercato. Aveva arraffato un po’ di alimenti riponendoli dentro una busta di plastica. Aveva preso solo quello che gli serviva, niente di più. Tremava come una foglia e non si era  accorto che l’allarme era scattato. Così ad aspettarlo fuori c’era già la polizia. Il giudice lo aveva condannato ad un anno di carcere, senza concedergli alcuna attenuante. La ditta per cui lavoravamo aveva licenziato ventitré membri del personale, tra cui noi. Eravamo disoccupati da sei mesi. Ti mandano via, ti lasciano solo, in un mondo impassibile. Ti umiliano e fanno si che perdi anche quel barlume di dignità, che prima t’illuminava la vita. La giustizia deve fare il suo corso mi disse il giorno del processo il Pubblico Ministero. Che se ne vada al diavolo. Non c’è mai stata giustizia per i poveri. Mai. Concussion di Matthew Ryan è un disco che parla di vita reale. E' un vuoto grande quanto un pugno. Non più grande del cuore. E’ il resoconto di un uomo in fuga dalla legge, un piccolo sconosciuto Nebraska. Hanno toni scuri e violenti queste canzoni, senza squarci di luce. Ma cosi' profonde e liriche, che t’inchiodano al muro lasciandoti senza respiro. E’ il pulsare delle cose, il loro senso preciso. È un sogno per quello che non verrà mai. Ma è anche il conto alla rovescia di una vita ordinaria. Chi le canta possiede una voce che è come carta vetrata, che ti ferisce come una scarica elettrica nelle orecchie. La pioggia cominciò a cadere riempiendo l’aria di un odore stantio, inzuppando d’acqua la città assetata. 



Il bar era abbastanza spazioso appoggiai i gomiti sul bancone, e ordinai del gin con ghiaccio. Il barista finì di lavare frettolosamente i bicchieri che sistemò in fila su un canovaccio. Si asciugò le mani, e mi versò da bere. Abbassai gli occhi e sorseggiai il contenuto. Da un po’ di tempo mi tremavano le mani. Era il mio stato nervoso che era molto scosso. Me lo aveva detto il medico della mutua, che mi ordinò dei psicofarmaci che però non prendevo. Lo stress mi stava sgretolando. Faccia pure pensai tanto di qualcosa si deve pur morire. Quattro persone si sedettero a un tavolino rotondo in fondo alla sala, e presero a parlare ad alta voce. La mia abitazione era un edificio a tre piani col tetto piatto, in un quartiere popolare. Una casa piccola, insignificante. Dietro c’era un campetto di calcio in terra battuta. I ragazzini della zona ci passavano il pomeriggio giocando al pallone. Mentre rientravo ripensai a Nella, la moglie di Massi. Era stata contenta di vedermi, l’aveva apprezzata la mia visita. Non ci andavo spesso a trovarla mi pareva d’importunarla. E poi non volevo che i suoi vicini pensassero chissà cosa, e mettessero in giro voci strane che avrebbero ferito un mucchio di persone. Adesso lavorava ad ore come donna delle pulizie. Non era molto quello che ricavava, ma quanto meno riusciva a comprarsi da mangiare.


Le case del vicinato erano tutte al buio. Mi sembrò di poter sentire i suoi passi e anche altri suoni che riempivano la stanza. Ma il suo calore, era una cosa che non potevo cogliere più. Accesi una sigaretta e soffiai il fumo contro il vetro della finestra. Perché era successo? Non lo sapevo e non lo avrei mai saputo. Avevo pensato tante cose. Ma l’amore finisce. Bisogna solo farsene una ragione. Fuori in strada i rumori della notte stavano tramando qualcosa di sospetto. Ma io voglio solo un indizio. Perche quando la città cade nella notte, prima dell’oscurità c'è un istante di luce. E tutto allora sembra chiaro e l'altro latosembra così vicino. (City Drops Into The Night-Jim Carroll) Dei ragazzi in mezzo alla strada stavano spacciando eroina. Si atteggiavano da veri duri con i loro cappelli da baseball con la visiera girata all'indietro, la canottiera bianca, e i jeans che lasciavano intravedere i boxer. Il grassone ubriaco faceva il gesto della pistola con la mano, puntandola su chiunque passasse. Una macchina nera transitò a velocità ridotta girò a destra e sparì. A casa di Jim il televisore era appoggiato a terra, e una sigaretta si stava consumando da sola nel posacenere. Regnava il cattivo odore in quell’appartamento in cui mancava l’aria. Il fetore era paragonabile a quello di un frigorifero sporco. Le tende e le persiane erano abbassate, e  tutto era avvolto nell’oscurità. Lui stava riverso sul letto, con il laccio emostatico ancora legato al braccio.

Ciò che ti trovi tra le mani è soltanto un altra iniezione, e ce ne sarà sempre un’altra, con soltanto un po’ meno roba della prossima. (City Drops Into The Night- Jim Carroll)

Tutti i suoi amici erano morti. Ed era davvero troppo tardi per innamorarsi. Ma anche troppo presto per morire. Avrebbe voluto un mondo senza gravità, per volare e vedere finalmente le stelle, e gli angeli dormire. Era nato in una pozzanghera mentre sua madre era in piedi, lasciandogli aperta solo la strada per la tomba. Quando vide il mondo era peggio che incazzato. Poi decise di purificare la sua anima perché era un ragazzo cattolico. Ma c’era sempre qualcuno che lo aspettava, per rubargli la luce dagli occhi. Pur precipitando ha continuato a cantare. Ma quando gli hanno strappato il vento dall’anima, la città è caduta nella notte. Massi era innamorato di Nella. Ed io lo ero stato di mia moglie. Sentì la nausea salirmi, e quella paura del vuoto si prese tutto di me. Mi diceva che era una vita da cani quella. Non potevo darle torto. Adesso un po’ d’alcool mi avrebbe migliorato le cose, la loro visuale. Ero stato forse un egoista, ma non ero mai stato capace di mentire, rubare, imbrogliare. Le luci del quartiere stranamente risplendevano. Sembravo uno spettro dentro quella casa. Ma era per tutte le cose che amavo che sarei rimasto lì. In attesa della luce del giorno.


Bartolo Federico 



venerdì 13 marzo 2015

Andiamo Non Importa Dove

Quando ho letto quel beato di Jack Kerouac avevo appena compiuto sedici anni, ed ero in viaggio dentro me stesso. Solo che non lo sapevo. Lo aveva citato John Cipollina chitarrista dei Quicksilver Messenger Service in un’intervista al Mucchio Selvaggio, e mi si era  illuminato qualcosa. La parola “magica” che era andare, accese quella combustione interna che mi spinse verso quelle cose che sembravano appartenermi anche se non le conoscevo. I miei genitori quell’estate, e per la prima volta nella loro vita, erano partiti per visitare l’Umbria. All'improvviso, mi ritrovai padrone della piccola casa al secondo piano di un’anonima palazzina situata in un villaggio di periferia a nord della città. Con indosso quella frenesia per leggere On The Road il libro che aveva spinto John a partire verso San Francisco, quella mattina presi il sette sbarrato (l’autobus di linea) e mi recai in centro città, per comprarne una copia. Ancora oggi ingiallita e malinconica è sempre con me. Mi rinchiusi in casa per giorni e giorni, leggendo quella poesia. Poi euforico di parole, colmo d'emozioni, m'infilai anch'io sulla strada. Quell'inquietudine, quella rabbia, quella pazzia che mi possedeva, trovò un appiglio sotto i cieli del west, tra ubriaconi e stracciati di ogni tipo. Avevo immagini e suggestioni che volavano alte nel cielo, di uomini disperati e nostalgici, ma anche struggenti. Un tributo d'amore per la vita. Erano solo illusioni sul mio cammino, ma senza quelle non c'è l'avrei mai fatta. Fu così che cominciò la mia esperienza sulla strada. Dove il mondo cambia. Dove tutto finisce e ricomincia. Con gli occhi sgranati e meravigliati, che palleggiavano nel vento, mi sono messo in gioco. Bastava che un emozione fosse vera, per partire senza alcuna meta in compagnia di chi non si addormentava mai. Mi sono perduto come uno sciocco ingenuo, insieme a quelli che non sbadigliano, che non parlano per luoghi comuni, ma bruciano, bruciano, bruciano. Mi sono lasciato convincere ma non aspettavo altro. Stamattina ho indosso quella vecchia smania che mi ha sempre fottuto l’esistenza. Ho guardato la valigia riposta sotto il letto, e ho capito che certe pagine dentro di te non si chiudono mai. Ho messo in vendita la casa dove abito da venticinque anni. Una casa modesta, comprata in cooperativa, ma che non sento più mia. Le cose si deteriorano, marciscono, e alla fine bisogna ricominciare sempre daccapo per proseguire questo viaggio di sola andata. "Perchè sta succedendo qualcosa qui, ma tu non sai cosa" cantò Dylan in Ballad Of A Thin Man. E allora l’interrogativo per sentire di stare sopra a questa vita rimane sempre lo stesso. Andiamo, non importa dove

Bartolo Federico






martedì 10 marzo 2015

Lunghezza D'onda

Ogni volta che queste canzoni hanno suonato, mi è sembrato che tutto fosse scritto in musica. Qui ho imparato a cantare Nananana e Sha la la la, e tutto ha preso forma. Si sono prese cura di me queste canzoni, e non era facile. È una storia di gente umile, di chi ha perso l’orientamento, e non riesce a trovare il cammino perduto. La storia di un uomo solitario, in cui si finisce per immedesimarsi. Non se ne sono mai andate via. Mai. Eravamo in tanti allora, e tutti ubriachi di vita. Nella notte ci siamo sporti in avanti come a vedere cosa c’era dall’altra parte della strada. Abbiamo sentito La Musica, e quel cantante con il bicchiere in mano ci ha fatto segno di scendere. Dopo ha messo la bottiglia sul tavolo, e tutti abbiamo bevuto. I musicisti stavano già suonando.

Bartolo Federico








sabato 7 marzo 2015

Alzatevi Ribellatevi Non Arrendetevi

Quella notte non riuscivo a prendere sonno e rimasi sdraiato al buio. Mi sentivo solo, e nello stesso tempo bruciavo dalla voglia di liberarmi di tutte quelle cose che mi soffocavano l’esistenza. La pioggia che batteva sul tetto della casa, sembrava suonasse un tempo in levare. La stanza era un gran casino, i miei vestiti erano sparsi un po’ ovunque, e l’aria era viziata dal tanfo di whiskey e fumo. Mi alzai e andai al bagno, quando tornai, mi sedetti sulla sedia vicino la finestra. La fuori c’erano un sacco di uomini che avevano gli occhi pieni di follia. Spostai la tenda, e vidi un senzatetto che con le sue poche cose attraversava la strada. Troppa gente vive nei bidoni della spazzatura, in baracche con i tetti in lamiera, o in eternit. Hanno creato le tendopoli, per tutti quei giovani fuggiaschi che arrivano dall’Africa. In questa terra che è un ammasso di rifiuti, c’è ancora bisogno di una musica ribelle, che scuoti le coscienze, che diffonda i veri problemi della gente, delle disuguaglianze, della povertà. Musica minacciosa, che entri in conflitto, sfidando e resistendo al potere. Migliaia di giovani schiavi sono in fila. Ogni volta che sento lo schiocco della frusta, mi si gela il sangue. Ricordo la nave degli schiavi, e come hanno martoriato la mia anima nera.(Catch A Fire) Un tempo nella mia stanza, all'improvviso, sono arrivati un sacco di guerriglieri. Gente che proveniva dai sobborghi incendiati di Londra, come quelli di Kingston. Scorreva nelle strade del mondo quel rock di Trenchtown, misto a del rozzo reggae. E non mi sono più sentito solo in compagnia di tutti quei Rude Boys. Una musica esplosiva e vitale mi aveva raggiunto. Era il loro dono per rompere finalmente i confini. Dopo la musica era nuovamente per strada. Bastava accendere una radio gracchiante e girare la manopola.  Sangue e fuoco lascia che arda.

Bartolo Federico 


mercoledì 4 marzo 2015

Cose Vecchie Che Sembrano Nuove

Me ne vado per la mia strada con qualche figlio di puttana. Misi in moto l'auto, imboccando la strada, e mi allontanai. Ho guardato il suo volto dallo specchietto mentre scivolava lontano come un palloncino, ed ho udito le parole del suo addio perdersi nel vento. Bye Bye, Baby surrender to me.